Once Were Brothers (DVD - lingua Inglese - sottotitoli Spagnolo)<small></small>
Rock Internazionale • Rock

Robbie Robertson And The Band Once Were Brothers (DVD - lingua Inglese - sottotitoli Spagnolo)

2020 - Magnolia Home Entertainment

27/05/2020 di Marcello Matranga

#Robbie Robertson And The Band#Rock Internazionale#Rock #Daniel Roher #Martin Scorsese

Continua ad alimentarsi il mito di uno dei più grandi ed influenti gruppi musicali di sempre, The Band, anche se la copertina ed il manifesto di Once Were Brothers riportano il tutto sotto Robbie Robertson and The Band. In effetti questo, lo diciamo subito, bellissimo documentario, altro non è che la trasposizione su pellicola dello splendido memoir di Robbie Robertson, quel Testimony, tradotto da poco anche nel nostro paese grazie ai tipi di Jimenez, che in realtà è uscito in America nel 2016, e di cui vi abbiamo parlato recentemente. A ben vedere, visto i destini dei componenti di The Band, Richard Manuel s’è impiccato nel 1986, Rick Danko se n’è andato a 52 anni per infarto nel 1999 e Levon Helm, è scomparso nel 2012. Garth Hudson pare non godere di buone condizioni fisiche tanto che Daniel Roher, il regista del documentario, dopo averlo  intervistato, abbia poi rinunciato ad inserire quelle parti nel montaggio finale.

Logico quindi che sia stato Robertson, che volenti o nolenti di The Band è stato il front man per tutta una serie di aspetti che hanno riguardato la vita del gruppo, a ripercorrere la storia di questo formidabile combo che porta ad affermazioni come quella di Bruce Springsteen (uno degli ospiti chiamati a dare testimonianza della grandezza di The Band): “Non c'è nessuna band il cui insieme è più grande della somma dei singoli come The Band, avevano tre dei migliori cantanti bianchi della storia del rock n'roll. Bastava uno solo di loro per fare una grande band, loro ne avevano ben tre!”. Il film si presta a dare corpo alle immagini che già scaturivano dal bellissimo libro, facendo scorrere davanti agli occhi dello spettatore gli inizi del gruppo, prima come musicisti alla corte di Ronnie Hawkins, poi l’inizio della adolescenza come Levon & The Hawks, la folgorazione, reciproca, arrivata dall’incontro con Bob Dylan che segna il passaggio all’età adulta, e la definitiva consapevolezza della maturità raggiunta con la nascita di The Band.

La storia passa in rassegna alcuni dei momenti ritenuti salienti da parte di Robertson, con l’inevitabile sacrificio di dettagli che si possono però trovare nel libro, non trascurando le tappe fondamentali musicali, ma anche quelle della vita dei singoli musicisti, senza reticenze, e con un fondo di malinconia (assolutamente pertinente), che lascia emergere come personalità così forti, potessero essere preda di una sconcertante, ma ahimè consueta, escalation del connubio alcol/droga che produrrà effetti devastanti nella storia di The Band, fino alla consapevolezza che il tempo di The Last Waltz era ormai arrivato.

Strutturato seguendo la scansione temporale, Robertson racconta la storia fin dagli inizi con locali che devono essere stati parte dei leggendari Chitlin Circuit dove artisti, prevalentemente di colore, si esibivano ai tempi in cui la segregazione razziale la faceva da padrona. Quelle frequentazioni, quelle conoscenze, forgeranno un sound diventato unico, dove il Rhythm and Blues si fonde con il Folk, il Rock, il Country, il Gospel. Questo melange permette a The Band di assurgere al ruolo di uno dei gruppi divenuti basilari ed iconici della scena Rock mondiale, con i primi due dischi (Music from Big Pink e The Band) che s’innalzano verso una sorta di apogeo irripetibile.

Non vengono nemmeno accantonate le dure critiche che Levon Helm ha rivolto a Robertson, riportate nella bio del drummer, This Wheel’s On Fire (pubblicata originariamente nel 1993) dove Levon incolpa Robertson della rottura della Band, accusandolo di aver tramato con le case discografiche per rubare i crediti come autori  agli altri membri del gruppo, di aver organizzato la fine del gruppo, e di aver cospirato con il regista dei The Last Waltz,  Martin Scorsese (amico personale di Robertson) per far apparire Robertson come il leader e il membro più importante del gruppo a discapito degli altri quattro. Robertson mostra una decisa signorilità, limitandosi a ricordare che quando ricevette la notizia che Helm era in ospedale ormai in fin di vita, prese un volo per andare a trovarlo in nome di un’amicizia unica e profonda.

Un film bellissimo, anche se personalmente il fascino del libro è un’altra cosa, ma certamente un giusto compendio visivo ad una delle storie, quella di quattro canadesi ed un’americano, che sono diventati leggenda. 

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