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− Italiana, Rock

Rio Mezzanino

Economy with upgrade

2008 - Danza Cosmica / Audioglobe
24/04/2008 - di
Nel mondo della musica gli appassionati continuano ad aspettarsi capolavori dai grandi come Tom Waits o Nick Cave e non si accorgono che il rock vive ormai di piccole sorprese. Finisce così che si perdono dischi, che non “fanno novità”, ma che hanno un’anima e un motivo di interesse.
È il caso dei fiorentini Rio Mezzanino, che ovviamente non sono da mettere sullo stesso piano dei due illustri tirati in ballo sopra. Li avevamo incontrati qualche anno fa, ai tempi di un loro demo (“4”), e ora giungono al debutto ufficiale con un esordio che, pur pagando debito ad un certo rock desertico (mettiamoci anche Mark Lanegan, Calexico e Morricone), ha fascino e sostanza più di tanti dischi di prima fascia usciti ultimamente.
Attivi da più di dieci anni a livello underground, i cinque hanno sfornato un disco adulto, ben calibrato e soprattutto suonato in sapiente equilibrio tra arrangiamenti dal sapore western e noir ballads.
Grazie alla voce profonda di Antonio Bacchiddu e ad una ritmica densa, nutrita di basso e percussioni, la scaletta suona oscura con le chitarre a muoversi nell’ombra e ad allungare forme. A questo si aggiungono gli interventi di alcuni ospiti - sempre misconosciuti, sia chiaro -, che tra vibrafono, piano, wurlitzer, viola e violoncello completano lo scenario con variazioni ad hoc.
È un sogno acido quello dei Rio Mezzanino, non un delirio perché la band non si lascia andare al trip e non va mai sopra le righe, ma una visione contenuta, che si insinua sotto pelle lasciando straniti quanto basta.
Ben ci sta in copertina il volto di una ballerina (messicana?), attraversato da una smorfia, e sullo sfondo la sagoma di un asino alato, perché queste dodici tracce costituiscono un’anomalia nel panorama indipendente italiano. I Rio Mezzanino non hanno paura di suonare “diversi” dal tanto indie in circolazione e offrono un saggio di coraggio e capacità già a partire dall’iniziale “Arianna” che avanza su un rivolo ossessivo come il miglior Lanegan.
Sviluppati spesso su toni bassi, senza disdegnare qualche giochetto come il vibrafono in “Phoenix” e qualche loop qua e là, i pezzi creano una trance misurata che trova il suo apice in “Lies”, sette minuti abbondanti divisi in due parti, con il basso a fare da spartiacque.
C’è qualche calo, appena percettibile nella parte centrale, ma in sé il lavoro è omogeneo, affatto ruffiano, e nel finale torna a crescere con tre pezzi gravi, ipnotici, che inscenano una danza in cerchio nel bel mezzo di un deserto immaginario.
Ascoltato di notte, questo disco libera piccoli fantasmi che qualche brivido lo portano.

Track List

  • Arianna|
  • Hand Searchin|
  • Phoenix|
  • Moquette|
  • Lies|
  • Fire|
  • White Bones|
  • Donkey|
  • Evelyn|
  • Skin to Skin|
  • Winter Ghost|
  • A Dream|
  • Six Feet Under

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