The real traitors<small></small>
− Rock, Americana

Red Star Belgrade

The real traitors

2004 - BLUE ROSE RECORDS / SELF
27/04/2004 - di
Dietro al nome di Red Star Belgrade si nasconde il duo proveniente dal North Carolina, U.S.A., formato da Bill Curry e consorte: lui ex critico musicale annoiato dal rock senz’anima dello scorso decennio, lei efficace batterista e, all’occasione, rilassata cantante. Questo “The Real Traitors” è soltanto l’ultimo di una manciata di onesti lavori che il gruppo – in studio integrato da alcuni sessionmen – ha dato alla luce nell’arco di un decennio, fra EP e album veri e propri accomunati da un suono fiero e da liriche senza alcuna possibilità di fraintendimento.
Infatti, i ragazzi della Stella Rossa – permettetemi la battuta – giocano alla musica con la stessa grinta e concentrazione che caratterizza i calciatori che affrontano la finalissima di Champions League: soltanto che, a muoverli, non ci sono né i miliardi né gli sponsor, ma unicamente un costante impegno sociale che si fa aspra critica del marcio patriottismo che alleggia sul loro paese d’origine.
Una manciata di brani inediti, dall’inequivocabile e sferragliante “The Real Traitors” alle chitarre spianate di “Home”, passando per un poker di cover nient’affatto scontate, impreziosiscono questo album, che ha dalla sua la sensibilità musicale e la cura nei testi dello stesso Curry. Sfilano così personaggi e storie tipicamente americane, fra i velati richiami alle Dixie Chicks, ai Whiskeytown e a Madonna (!) e le ben più evidenti metafore circa l’attuale contesto politico e sociale a stelle e strisce: il tutto fra svisate elettriche di una band che nei momenti migliori suona fiera e istintiva come i Crazy Horse di “Ragged Glory”, senza per questo tralasciare “la forma”, come il prezioso inserimento di una pedal steel nella stupenda cover di “I Believe” (Peter Shelley / Buzzcocks).
La riproposizione di brani altrui passa attraverso l’omaggio a John Entwhistle di “My Wife”che, seppur rallentata rispetto all’originale contenuto in “Who’s Next”, rivive nell’interpretazione in coppia dei coniugi Curry, e i quasi tre minuti di una splendida “Holiday in Cambodia” dei Dead Kennedys. Inoltre, Mrs. Curry si cimenta al canto per “The Oldest Woman in France (50 Years)”, che mostra l’anima più tradizionale del gruppo, impegnato in una ballata dai toni decisamente country.
Altrove la band mostra i muscoli (“Can’t Carry You”) e sfodera dei solo e dei cori, smaccatamente younghiani, pur sempre di stampo rock classico: la sensazione di deja-vù persiste anche nel gioco della citazione, quale è quella della classica “This Land Is Your Land” (Woody Guthrie) adattata per il finale della title-track, ma rimangono soprattutto l’interpretazione vocale e il piglio del cantato di Bill Curry ad evocare sempre il vecchio loner canadese, e ciò non sembra affatto casuale. Infatti “The Real Traitors” non ha nulla da invidiare ad uno dei vecchi album di Neil Young, fuoritempo ma a proprio modo coerente, aspro nei testi eppure spesso delicato nei suoni, ruvido e ciononostante capace di emozionare nell’arco di poco più di una quarantina di minuti. Insomma, partita vinta nei tempi regolamentari.

Track List

  • THE REAL TRAITORS|
  • HOME|
  • BOUNCING BACK|
  • QUIET AND TERRIFIED|
  • THE MAN YOU NEVER SAW (JOHN ASHCROFT BLUES)|
  • MY WIFE|
  • THE OLDEST WOMAN IN FRANCE (50 YEARS)|
  • CAN’T CARRY YOU|
  • HOLIDAY IN CAMBODIA|
  • SONG FOR ED|
  • I BELIEVE