Under the table and above the sun<small></small>
− Rock, Americana

Reckless Kelly

Under the table and above the sun

2003 - SUGAR HILL RECORDS
17/09/2003 - di
È curioso come oggi il rock’roll sembri trovare nuova linfa nel country-rock e nell’alt-country, ovvero in quei generi (troppo) spesso tacciati di conservatorismo dagli amanti della next big thing.
Il motivo sta nella natura, nelle origini di tante bands, ben radicate nella tradizione, con gli stivali sporchi e con un suono che ha ancora qualcosa di pericoloso, in maniera molto più onesta e coerente di quella finta trasgressione, che garantisce hype e successo.
I Reckless Kelly sono una di queste bands: portano il nome di un noto svaligiatore di banche, ma soprattutto hanno un suono credibile, costruito con tre dischi indipendenti prima di arrivare a pubblicare “Under the table and above the sun” con la Sugar Hill.
Non a caso sono prodotti da Ray Kennedy, ovvero da Steve Earle, che, oltre ad essere l’ultimo vero grande bandito del rock, sta facendo da padrino a più di un emergente.
Il disco ha suoni maturi e convinti, con una vena outlaw che rivendica il diritto di non appartenere a nessuno, proprio del rock. I Reckless Kelly sono la prova vivente che oggi è molto più trasgressivo suonare rock con un mandolino e con un violino piuttosto che con chitarre che sbraitano o ritmiche ossessive.
La band dei fratelli Braun suona asciutta, senza mai compiacersi del proprio essere outcast: basta sentire come “Nobody’s girl” cresca fiera su un riff aperto da due chitarre o come “Desolation angels” se ne fotta di qualunque norma di buon comportamento fino a cogliere la verità fisica del rock con dei giri di violino.
I meriti di questo approccio vanno assegnati tanto alla band quanto a Ray Kennedy, che si diverte anche a comparire qua e là suonando organo, piano e moog: come sembra suggerire il booklet, Steve Earle è la sesta pallottola nella pistola dei Reckless Kelly, un colpo che non appare nel tamburo, perché già in canna.
L’impatto è comunque meno compatto rispetto ai dischi di Earle: ai Reckless Kelly piace infatti lavorare sulle harmonies, come dimostra “Let’s just fall”, con quei cori e quelle Rickenbacker che derivano dai Byrds e dai R.E.M. di “Radio Free Europe” e di “Reckoning”.
Una nota particolare per la batteria di Jay Nazz, perfetta nel creare le entrate ai compagni e nel dare la giusta scossa ai pezzi. Su un corpo sonoro e lirico così spesso, si aggiungono grandi rifiniture all’armonica, al bouzouki, alla steel, al violino e al mandolino. I Reckless Kelly sanno travolgere e dosare: se “Mersey beat” è il loro modo di ripartire da “Lonesome Jubilee”, “You don’t want me around” scappa via da “Start me up” degli Stones, mentre “May peace find you tonight” è un inchino con lo stile di “Forever young”.
Questa è una grande band.

Track List

  • Let´s Just Fall|
  • Nobody´s Girl|
  • Desolation Angels|
  • Everybody|
  • I Saw It Coming|
  • Vancouver|
  • Willamina|
  • Mersey Beat|
  • Set Me Free|
  • Snowfall|
  • You Don´t Want Me Around|
  • May Peace Find You Tonight

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