The Means of Response<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz • Mainstream

Randy Ingram The Means of Response

2020 - Sunnyside Records / IRD

04/07/2020 di Edoardo Mazzilli

#Randy Ingram#Jazz Blues Black#Jazz

The Means of Response si direbbe essere l’album della previdenza considerato il movimento “Black Lives Matter” e le rivolte che hanno caratterizzato questo impensabile 2020.

Scritto dal pianista Randy Ingram accompagnato dal contrabbassista Drew Gress e il batterista Jochen Rueckert - due veterani della scena jazz nord-americana con decine di collaborazioni ciascuno - è dedicato al figlio di Ingram.

Il disco si pone come una protesta nei confronti dell’America odierna, il pianista esprime il suo dissenso per il razzismo e altre discriminazioni sociali che si perpetuano nel continente più multietnico al mondo lanciando un messaggio di solidarietà al figlio e alle nuove generazioni.
Al di là della spinta ideologica è doveroso spendere alcune parole sul progetto ascoltandolo con orecchie vergini. Non si tratta di un album banale: pur mantenendo melodie raffinate e scorrevoli la composizione risulta più intricata di quanto si possa pensare. C’è un delicato peregrinare fra diversi scenari che mostra tra le altre cose una spiccata tenenza al variare dello stile.
Le linee sono gentili e mai appesantite, contrabbasso e batteria accompagnano senza rubare troppa scena al piano, salvo due brevi soliloqui di Gress in It Won’t End This Way e The Mountain; l’immaginario generale appare essere quello di nuvole che fluttuano eterne in un cielo primaverile.

Shokunin - anticipata dalla brevissima Introduction to Shokunin, che crea la giusta tensione per lanciare il pezzo - è un movimento ondulatorio che vaga per un labirinto di sensazioni e attimi di poesia e incarna al meglio il tema di speranza ripreso in tutto il disco.

It Won’t End This Way mette in luce un repentino cambio di stile e la versatilità del trio, piombando in panorama classico e giocando in equilibrio sul confine fra due generi musicali ben distinti.

Un’altra interpretazione interessante è quella di Monday Music in cui prestando attenzione è possibile percepire delle venature che rimandano idealmente al country e spiazzano totalmente nella visione d’insieme del disco.

Anche Spin viene presentata e preceduta da Introduction to Spin; qui in poco meno di tre minuti vengono messe in campo la tensione e la morbidezza che si rincorrono e si intrecciano dando il via al pezzo principale che culmina con il ritmo più vivace di tutto il disco.

Con il procedere dell’ascolto si entra in visioni oniriche arrivando anche a toccare la teatralità in The Mountain e la leggiadria in (If You Wan It).

La coesione fra i membri del trio è solida e viene percepita come un’unità che affronta ogni snodo dei pezzi come se fossero una cosa sola. Ammirevole l’accuratezza nella scelta d’intensità delle percussioni nei momenti più delicati.

Nel complesso The Means of Response è un lavoro interessante, attuale non solo per i giusti valori che racchiude ma sopratutto per le sonorità che lo compongono. Anche durante un ascolto disinteressato attirerebbe attenzione e concilierebbe riflessioni precise. Parliamo di un disco sincero che riesce a dipingere sentimenti contrastanti, ma risolti sempre da un indissolubile inclinazione alla speranza di un cambiamento.

Track List

  • 1. The Means of Response
  • 2. Like Flight
  • 3. Introduction to Shokunin
  • 4. Shokunin
  • 5. It Won’t End This Way
  • 6. Monday Music
  • 7. Introduction to Spin
  • 8. Spin
  • 9. Sleep Little Clark
  • 10. The Mountain
  • 11. (If You Wan It)