I stand alone<small></small>
− Folk

Ramblin’ Jack Elliott

I stand alone

2006 - Anti
14/10/2006 - di
Che i dischi per sola voce e chitarra siano tornati ad essere richiesti sul mercato è cosa evidente negli ultimi anni.
Soprattutto se si tratta di “vecchi” songwriters, che ritornano da un passato glorioso in cui si sono imposti per stile e coerenza: a far da apripista è stata la serie “American” di Johnny Cash, a cui negli ultimi mesi sono seguiti tra tanti i dischi acustici e in solitudine di Neil Diamond, Kriss Kristofferson e Ramblin’ Jack Elliott.
Cantautori di indubbia personalità, questi signori si sono dimostrati in forma, tuttaltro che propensi alla pensione, e hanno avuto il merito di azzeccare degli album che nel modo più essenziale hanno rimesso in evidenza la loro statura artistica e personale.
Questo vale anche per “I stand alone” di Ramblin’ Jack Elliott: già dal titolo il disco si presenta come una raccolta fiera e scarna, capace di stare in piedi poggiando unicamente sulle gambe nodulose delle sue canzoni.
La presenza di alcuni musicisti affermatisi in tempi più recenti come David Hidalgo (Los Lobos), Flea (Red Hot Chili Peppers), Lucinda Williams e Corin Tucker (Sleater-Kinney), non muta la natura del cd: gli interventi vocali e strumentali (dobro, basso, spazzole e una spruzzata di fisarmonica) sono sporadici e servono a confermare la stima di cui gode questo vecchio cowboy (e magari ad allargare il cerchio degli ascoltatori ai fans dei rispettivi ospiti).
È il suo canto, consumato ma ancora ficcante, a marcare le canzoni con accompagnamenti acustici che riprendono la tradizione antica dei padri del country e del folk (tanto per chiarirci, Ramblin’ Jack Elliott ha frequentato Woddy Guthrie e ha fatto parte della Rolling Thunder Revue di Dylan). Come alcuni colleghi della sua generazione, si dimostra un navigato “collector of songs” e imbastice una scaletta da passare ai posteri come un testimone del folk: qualche traditional, un pezzo della Carter Family, uno di Cisco Houston, uno di Leadbelly, uno di Ernest Tubb e uno a propria firma giusto in chiusura.
Da sempre più interprete che autore, Ramblin’ Jack Elliott sfodera tutti i “trucchi” del mestiere com modi aspri e diretti che lo rendono credibile nei passaggi parlati e in quelli più ironici. Composto di pezzi brevi e anche di intermezzi buoni per accennare qualche storia del Sud, “I stand alone” riesce a vincere la monotonia che si potrebbe ipotizzare per un lavoro del genere: l’ugola di Ramblin’ Jack Elliott si tende tanto nei pezzi romantici, comunque asciutti, quanto in quelli mossi da sprazzi di honky-tonk.
Chiude una “Woddy’s last ride” dedicata senza alcuna retorica alla memoria di Woody Guthrie, che da lassù approva con un gesto del suo cappello.

Track List

  • Engine 143|
  • Arthritis blues|
  • Old blue|
  • Driving nails in my coffin|
  • Rake & ramblin’ boy|
  • Hong Kong blues|
  • Jean Harlow|
  • Call me a dog|
  • Careless darling|
  • Mr. Garfield|
  • My old dog & me|
  • Leaving Cheyenne|
  • Remember me|
  • Willy Moore|
  • Honey, where you been so long?|
  • Woddy’s last ride

Ramblin’ Jack Elliott Altri articoli