The good life<small></small>
− Rock, Americana

Railroad Earth

The good life

2004 - SUGAR HILL
26/07/2004 - di
I Railroad Earth ci avevano colpito con “Bird in the house” per la loro frizzante miscela di roots, bluegrass e tutto quanto di traditional sia maturato dal suolo americano nel secolo scorso. In quell’album, che era poi il loro secondo, la band di Todd Sheaffer era riuscita ad entusiasmare grazie ad un’impostazione che rasentava quella di una jam-band.
Con “The good life” invece è stata fatta una scelta precisa, che dimostra quanto l’intenzione sia quella di proseguire su un cammino proprio più che di percorrere il sentiero del New Grass o di qualunque altro tipo di revival: invece di cavalcare la spinta della propria attitudine alla jam, che negli States rende sempre più che in Europa, la band si è chiusa in studio a registrare canzoni mai eseguite dal vivo. Questo ha portato a focalizzare l’attenzione ulteriormente verso le canzoni: sia a livello di scrittura che di arrangiamenti, Sheaffer e compagni hanno sfruttato tutta la cura e la pulizia di quell’impasto acustico che già si intuiva nei precedenti lavori. A parte qualche eccezione, come “Water fountain quicksand” che è l’unica vera concessione alle gighe bluegrass, i brani sono colme di “sweetness” e di soulfulness”: i Railroad Earth hanno impregnato il loro tappeto sonoro di un’ulteriore delicatezza, evitando di scattare via sulla genuinità del loro entusiasmo strumentale.
Tutti i pezzi hanno mantenuto una media di durata trai quattro e i cinque minuti, con testi spesso anche impegnati, ma soprattutto sono riusciti a conciliare quella che è la forza luminosa della band con la sensibilità soul della voce di Sheaffer. Questo permette ai Railroad Earth di non perdere il proprio slancio e di continuare a suonare freschi, confermandosi come una delle più piacevoli novità in campo tradizionale, assieme ai Nickel Creek.
Già dal “soft thunder” dell’iniziale “Storms” si intuisce questa evoluzione: sono comunque presenti gli echi gioiosi dei Donna The Buffalo e le atmosfere ariose della West Coast, solo che ora i pezzi godono di una maggiore indipendenza e di una essenzialità raffinata che non ha bisogno di appoggiarsi, nemmeno a gustose impennate strumentali.
Ne derivano gemme che splendono di riflessi più profondi come la struggente “Mourning flies”, con il lamento del violino, o la crepuscolare “Neath the stars”: i Railroad Earth lavorano con cura sull’armonia che si crea tra la voce del canto e quella degli strumenti, tanto che nemmeno la melodia di “Said what you mean” suona retorica.
Oltre a questo bisogna ricordare che la scrittura di Sheaffer gode della stessa sensibilità anche nei suoi argomenti, che cantano tanto di una purezza vitale quanto della sua perdita dovuta al dilagare dell’individualismo di massa: insomma, con questo disco i Railroad Earth dimostrano che la loro musica non è affatto un “ritorno a”, ma un “cammino verso”.

Track List

  • Storms |
  • Bread and water|
  • Mourning flies|
  • Long way to go|
  • The good life|
  • In the basement|
  • Water fountain quicksand|
  • Goat|
  • Said what you mean|
  • Way of the buffalo|
  • Neath the stars