English Garden<small></small>
Jazz Blues Black − Impro − Jazz Rock

Quintorigo

English Garden

2011 - Edel
07/03/2011 - di
Dopo l’encomiabile Play Mingus il combo romagnolo si ripresenta al suo pubblico con questo lavoro ispirato a rock e underground  a tinte forti. L’ingresso del cantante Luca Sapio segna l’arrivo di una presenza di rilievo, quasi uno strumento aggiuntivo all’insolito organico del quartetto base che, ricordiamo, si basa su di un mix assolutamente insolito di timbri musicali; violino, violoncello, contrabbasso e sax senza batteria, chitarre e tastiere a smentire il paradigma strumentale classico degli ensemble jazz rock.

I Quintorigo beneficiano di una preparazione e di una cultura musicale piuttosto rara al giorno d’oggi, densa di elementi derivanti dal black, dal rock, dal funk rielaborati in un linguaggio personale estremamente originale grazie anche a quegli accorgimenti a cui il combo deve ricorrere per compensare l’assenza di uno schema ritmico ordinario. Il violino è chiamato ai ruoli generalmente sostenuti dalla chitarra solista, il violoncello fa il verso alla ritmica, il basso segna i tempi e le armonie così come faceva John Cale, il sax emerge dal magma di base con una voce alla Coltrane, la voce testimonia debiti grunge (Pearl Jam) e avant progr (Area) di nobile discendenza. Il tutto fuso in schemi originali che rifiutano una divisione standard dei ruoli e che mettono alla prova i vari componenti del complesso con funzioni non sempre ortodosse.

Gli esempi sono molteplici: la title track sembra una ballata popolare intensamente anticonvenzionale alla Kinks, con un “uno due” da brit pop circense che non fa sentire la mancanza dei tamburi; The Fault Line è aggressiva, con un sax che richiama Heckstall Smith mentre la voce è da grunge alla Pearl Jam, a realizzare un perfetto mix tra complessità progr e grinta grunge; Teardrops si basa su di una ritmica sostenuta dagli archi come se fossero delle chitarre ritmiche in una perfetta mimesi timbrica; la voce femminile in How Does It Feel ricorda la miglior Siouxsie degli anni ’80 accompagnata da Eddie Vedder e inseguita da un sax fugato; The Place They Claimed spicca per il pedale che sostiene una melodia da rock in opposition; Somewhere Else ricorda il John Cale di Sabotage Live in versione grunge…. e così via, passando per un Candyman degno dei migliori Family in versione meno gutturale.   

Una miscela letteralmente esplosiva sia in termini di impatto immediato che di presa filtrata per l’intelletto; un equilibrio perfetto tra immediatezza e razionalità, tra comunicatività e riflessione differita, tra composizione scritta ed improvvisazione. Lavoro che onora il pentagramma a cui il nome del gruppo si ispira; spetta al pubblico tributare a questo splendido combo il giusto apprezzamento, nel frattempo sappiamo già cosa mettere nella playlist dell’anno appena iniziato.  

Track List

  • English Garden
  • The Fault Line
  • Teardrops
  • How Does It Feel
  • The Place They Claimed
  • Somewhere Else
  • Shepherd of the sheep
  • Candyman
  • Lies!
  • Hang Man Blues
  • Burning Doubt

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