Ma è tutto ok<small></small>
Italiana − Alternative

Poveroalbert

Ma è tutto ok

2017 - Libellula
22/05/2017 - di
Mi fa ridere chi afferma che la musica italiana attuale fa schifo. Discorsi come questi si sentono ora e si sono sempre sentiti. Ripenso a un`intervista raccapricciante fatta a Manuel Agnelli e letta pochi giorni fa su Linkiesta. Poi oggi ne ho letta un`altra, bellissima invece, a Simon Reynolds, pubblicata su La Repubblica e penso che lui stia inesorabilmente invecchiando. Inutile prendersi in giro: stiamo tutti invecchiando. Le parole lette nella prima intervista però a tratti tornano nella mia mente e mi provocano brividi di collera. Anche Manuel Agnelli sta invecchiando, così come chi scrive su Linkiesta o La Repubblica o il sottoscritto. Finalmente decido di mettere da parte tutto questo livore e la conseguente acidità di stomaco che mi hanno procurato le affermazioni di Agnelli, annullo i miei pensieri e mi concentro sulla musica.

Il disco in questione è Ma è tutto ok dei campani Poveroalbert.
Lo dico subito. È un disco questo che non piacerà a tutti. Non piacerà ad esempio a Manuel Agnelli che pensa che quando incideva dischi come Germi (1995) lui sì che era bravo – ricordo in modo nitido come all`epoca pochissimi avessero parlato bene di quel disco –. Non piacerà ai nostalgici del cantautorato, quelli che oggi ascoltano Fabrizio Moro – bravo per carità – ma che poi si fermano lì, perché nel disco d’esordio di Poveroalbert, tutte le piccolissime tracce di impegno e responsabilità cantautorale restanti sono così ben diluite, sin quasi a scomparire, in un sound ricercato al limite del post rock. Inevitabilmente il testo, in un apparato strumentale così solido, perde il proprio peso. Ho come l`impressione che se i Poveroalbert fossero di Torino suonerebbero ambient o si farebbero chiamare Gatto Ciliegia contro il grande freddo. Infatti anche qui, come nella track Niente baci alla francese dei torinesi citati poco prima, ci sono poche smancerie. E in Intro le intenzioni antiromantiche sono lampanti.

Il disco è composto da otto tracce che fanno intuire istantaneamente ciò a cui i componenti dei Poveroalbert guardano e vogliono farci guardare. Mi piace sempre molto chi rischia. Chi rischia è sempre da premiare. Lo si intuiva già forse un po’ in A Closed Box (2009), disco totalmente autoprodotto dalla band. E viene da pensare ad altri che hanno deciso – e a ragione – di rischiare. I beneventani I botanici oppure i Gomma ad esempio – con cui i Poveroalbert tra l’altro condividono il medesimo batterista – un altro gruppo campano che si è lanciato senza troppe pretese e senza aspettarsi nulla. Anche loro, come i Poveroalbert, se ne sono fregati dei pregiudizi che una frontwoman nemmeno ventenne, debole della sua poca esperienza per motivi anagrafici con palchi e band, poteva suscitare e hanno partorito un disco di emo purissimo. Mi piacciono questi campani che se ne fregano. Emotivi quanto basta, non eccessivi come loro solito, schietti e genuini. Insoliti questi Poveroalbert, incuriosiscono in Canzone per la tua sicurezza, o in brani come Ade o Un altro ade o nella bellissima Avvolte, mentre forse deludono un po` in Non teme nulla che sembra riesumare i Marlene Kuntz pre2000. Ma ci sono frammenti robusti come Fallimento, altri più sinuosi e riflessivi. Se avete pensato che esordi importanti e potenti non ce ne siano più, vi state sbagliando di grosso: ennesima prova è questo Ma è tutto ok. Ascoltando i Poveroalbert viene da dire proprio così: Manuel non ti piacciono? Ma è tutto ok. Perché a noi invece sì.

Track List

  • INTRO
  • FALLIMENTO
  • DISPARIRÒ
  • CANZONE PER LA TUA SICUREZZA
  • ***
  • ADE
  • UN ALTRO ADE
  • AVVOLTE
  • NON TEME NULLA