Mannaggia a me<small></small>
Italiana • Canzone d`autore

Piero Brega Mannaggia a me

2020 - squilibri

10/02/2021 di Mario Bonanno

#Piero Brega#Italiana#Canzone d`autore

Un album del tempo prima, piovuto dritto dagli anni arroventati di musica e parole (e non soltanto). Mannaggia a me suona come suonavano i dischi di una volta: dischi densi, pregni di tante cose. Di impegno, intelligenza e bravura, prima che di tutto. L’imprinting di Piero Brega risale agli anni della sua formazione umana, politica, e musicale. Ai formidabili anni Settanta del secolo scorso, senza girarci troppo attorno. Piero Brega è rimasto insomma al tempo della fruttifera militanza nel Canzoniere del Lazio e del Circolo Gianni Bosio. Il suo taglio compositivo è un crossower di suggestioni etniche-prog-jazz, un suonare-cantare politici non fosse che per gli intenti contenutistici, e culturali. La lunga pausa che si è concesso, occupata a svolgere il mestiere di architetto, non lo ha distolto dall’antica consuetudine della musica, e a giudicare da quanto si sente in questo suo terzo lavoro solista, nemmeno da quello della buona scrittura.

Una scrittura intreccio di passioni e riflessioni. Pubblico e privato come sinolo inscindibile, retaggio ulteriore del lungo Sessantotto della canzone d'autore italiana. Undici tracce di impianto civile ma senza estremismi da tazebao: la poetica sociale di Piero Brega attraversa un quotidiano-paradigma, focalizzato in primo luogo sulle marginalità. Riguardino i barboni che bisticciano nella “galleria della stazione” della metro (Mannaggia me); due storie parallele di teppismo e dipendenza alcolica (Strada scura, dove si evoca anche l’incendio della libreria romana La pecora elettrica); il drop out-filosofo di Il sorriso di un pensatore che consegna alla riflessione pensieri come questi: “E non mi importa dei quattrini/ non m’importa del successo/ tale difetto mi ha permesso/ di evitare me stesso”.

O ancora gli io-narranti fuori dagli schemi di Triangoli quadrati (“Io che mi sento io (…) sogno il vostro perdono/ alla mia normalità”), di Sono un vecchio marinaio senza mare (“Sono un vecchio marinaio/ sono un pifferaio/ Sono un immaturo/ sono un osso duro”) e di In mezzo al mare (“Sono un uomo/ in mezzo al mare/ Nuoto con difficoltà/ Sferzo quest’acqua/ amara e profonda/ dove ho nascosto la verità”. La traduzione autobiografica, nella fattispecie, credo sia autorizzabile, così come nei passaggi interiori di Tempo arido e Dal lago della giovinezza: “Dal lago della giovinezza puoi/ carpire certe immagini che hai/ di nuvole andate al vento/ bagliori di oro e d’argento/ i maestri che hai scelto/ restano con te nel tempo/ la tua solitudine per ora aspetterà/ l’illusione è la tua sola strada”.

Un bilancio ironico-malinconico fa da tema a Centomila pensieri corrono, undicesima, poetica, ultima traccia, riepilogativa del senso complessivo dell’album. Suoni e arrangiamenti sono in linea col discorso: una declinazione folk-autoriale che in un paio di casi, sfocia in un inconsueto sound elettrico, espressione di un lavoro di scorza dura e poetica al contempo, al quale contribuisce una band consolidata quanto funzionale: Ludovico Piccinini (chitarre, charango), Emanuele Marzi (basso), Piero Fortezza (batteria), Luciano Francisci (fisarmonica), Oretta Orengo (oboe, corno inglese, e voce). E Pietro Brega, che oltre a scrivere e a suonare la chitarra ci mette la voce.

Track List

  • Il sorriso di un pensatore
  • Triangoli quadrati
  • Mannaggia a me
  • Strada scura
  • Gelosia
  • Sono un vecchio marinaio senza mare
  • In mezzo al mare
  • Tempo arido
  • San Basilio
  • Dal lago della giovinezza
  • Centomila pensieri fuggono