Great big world<small></small>
− Americana

Pierce Pettis

Great big world

2004 - COMPASS RECORDS
17/03/2005 - di
Di Pierce Pettis mi era rimasto un fievole ricordo che risale al 1992, anno in cui questo cantautore pubblicò “While the serpent lies sleeping”, disco che venne ben considerato anche dalla critica italiana. Da allora più nulla, anche se lui ha continuato a scrivere, suonare e pubblicare con regolarità: colpa della mia negligenza, ma forse anche di qualche disco troppo ordinario.
Questo “Great big world” è il suo ottavo disco e, a quanto dicono, il suo migliore: un cantautorato raffinato, che passa in rassegna la parte più educata dell’american music. Se da una parte questo è il pregio della musica di Pierce Pettis, dall’altra è anche un limite, che la porta a suonare tanto curata quanto già sentita, tanto classica quanto nella norma. Probabilmente all’autore non interesserà quanto i suoi dischi riescano a suonare, se non nuovi, almeno originali: il suo obiettivo sembra piuttosto quello di risultare sincero e questo si può dire senza dubbio raggiunto, con una buona dose di sottigliezza e di classe. Solo che “Great big world” manca proprio di rischi, di guizzi personali che spiazzino l’ascolto, di scarti improvvisi che devino da un percorso noto: Pettis si muove come un viaggiatore diligente e ben preparato, uno di quelli a cui è facile affezionarsi se li si incontra di persona lungo la via, ma che difficilmente riescono a indicare direzioni e a suggerire una via.
È evidente che la mappa seguita è quella di un cantautorato americano che dal Texas punta verso il Nord-est degli States passando per Nashville: se infatti “Another day in limbo” ha il tiro di un Joe Ely meno aspro, altrove emerge ancora più chiara la parentela con la generazione di John Prine. All’anagrafe l’autore risulta più giovane e infatti nel disco compaiono Nance Pettit e David Wilcox, quest’ultimo soprattutto altro cantautore dall’anima fina con cui Pettis ha più di un punto in comune. A dare davvero qualche tocco in più ai brani sono però i musicisti, tra cui figura anche un certo Danny Thompson al basso e Stuart Duncan al fiddle e al violino.
I brani più riusciti sono le ballate, tanto per ribadire la caratteristica introspettiva di questo cantautore, e soprattutto quelle costruite su un arpeggio come “Alabama 1959”, “Black Sheep Boy” e “You’re gonna need this memory”: qua l’interpretazione è a suo agio, in un clima di raccoglimento, che lascia spazio a qualche ricamo (anche di tres in “Shady grove”). Altrove invece, soprattutto quando cerca tempi più mossi mirando ad un rock comunque lieve, Pettis tende a smarrirsi e a perdere quelle sfumature che lo rendono apprezzabile.
Le canzoni di questo “ragazzo” sono come delle barchette di carta: vanno sospinte da un soffio leggero altrimenti rischiano di accartocciarsi su sé stesse. Così bisogna avvicinarsi ai suoi dischi, consapevoli che la meta deve essere sicura e a portata di mano.

Track List

  • Another Day in Limbo|
  • Alabama 1959|
  • Great Big World|
  • Rodeo Around the World|
  • Black Sheep Boy|
  • Cracker Jack Ring|
  • Leonardo|
  • Shady Grove|
  • Anybody´s Girl|
  • You´re Gonna Need This Memory|
  • Love Will Find You Again|
  • Song of Songs