Live in new jersey<small></small>
− Americana

Pete Yorn

Live in new jersey

2004 - COLUMBIA / SONY BMG
09/05/2005 - di
A dirla tutta, non sapevo nemmeno se prendere in considerazione questo disco dal vivo di Pete Yorn. Il senso di piattezza lasciato da “Musicforthemorningafter” e da “Day I forgot” era stato tale che non riponevo più alcuna speranza in questo “nuovo” “rocker” americano.
Poi alla fine mi sono messo all’ascolto e devo dire di aver ritrovato la stessa pocchezza che mi aveva indisposto nei precedenti dischi.
“Live in New Jersey” è un album doppio che ha nell’artwork la sua qualità migliore (e già questo la dice lunga sulla musica contenuta): una confezione spartana in bianco e nero, che all’interno riporta una mappa dello stato con la più classifica delle frecce, “You are here”, ad indicare la cittadina in cui il concerto si è svolto ed è stato registrato.
Purtroppo questa appartenenza al territorio non ha ancora nulla a che vedere con gli artisti a cui Yorn ama avvicinarsi e si rivela invece un indice di pochezza: tanto oggi il New Jersey è un pallido ricordo dello Stato Giardino che fu, tanto il rock di questo ragazzotto è piatto e piegato alle regole uniformi dell’FM.
Va detto che in questi due dischetti Pete Yorn ce la mette tutta per presentarsi come un artista serio e capace, proponendo anche qualche cover di pezzi illustri, come “Suspicious minds” e “Atlantic City”. Va detto che il suono elettro-acustico adottato dal vivo dà alle sue canzoni una resa più sincera di quanto le produzioni in studio abbiano saputo fare. Ancora va detto che Pete Yorn almeno non è così adolescenziale come John Mayer, altro giovane “talento rock” che dopo un paio di dischi ha osato un live dei più asserviti.
Ma va detto che, per quanti argomenti si possano portare in sua difesa, questo live non merita di essere scagionato come “rock’n’roll”: nell’arco di venti canzoni vengono alternate e frullate abilmente alcune delle voci più appetibili delle ultime decadi di rock, da Elvis a Springsteen, dai Pearl Jam ai Counting Crows.
Pete attacca con “I feel good again”, ovvero con quello che secondo lui dovrebbe essere il blues o una sua versione del blues, e poi sciorina una serie di pezzi che, a parte qualche rara sferzata, si rivelano ancora una volta poco più che accattivanti. È un peccato perché questo ragazzo sa scrivere canzoni con un buon piglio, se non che le lasciasse a languire in superficie, tra un guaito punk, qualche rigurgito grunge e passaggi buoni solo per gli accendini sotto il palco. Non gli basta nemmeno tentare di liberarsi del fardello dei propri miti interpretando qualche cover e ironizzando sull’imbarazzante somiglianza di “Crystal village” con un pezzo di Cat Stevens. “Live in New Jersey” avrebbe potuto essere registrato ovunque, in una saletta privata di una casa discografica o in una qualche radio FM alla presenza di un pubblico selezionato.

Track List

  • Cd doppio