Hooba Dooba<small></small>
− Folk, Pop

Paul Brady

Hooba Dooba

2010 - Proper / IRD
19/10/2010 - di
Esistono dischi che fanno scuotere la testa durante il primo ascolto. A questa categoria a volte appartengono i lavori di musicisti di nicchia, magari anche di una certa classe, che a un certo punto cercano di allargare il proprio pubblico (il che è legittimo) nel modo sbagliato. Ovvero, senza saperlo fare adeguatamente. In queste situazioni, in genere, si confrontano i fans che plaudono al mettersi in gioco ed al modernismo dell’artista con gli irriducibili che invece rimpiangono i bei tempi andati. Ma il pubblico nuovo, che dovrebbe essere l’obiettivo del progetto, resta lontano dal pasticcio, perché trova di meglio sul mercato, dato che divertire ed intrattenere con la semplicità e la potenza della canzone pop è una piccola arte che richiede il suo talento. Il nostro Paul Brady (1947), che tanti anni fa sostituiva un certo Christy Moore nei Planxty, è un nome storico del cantautorato irlandese di estrazione folk, che da qualche anno ha virato verso lidi più pop. La sua recente uscita, ´Hooba Dooba´, procede in questa direzione, senza però riuscire a fare centro. Si parte con ´Cry It Out´, rock song un po’ ruffiana ma piacevole, che emana sapori di USA e di viaggio in macchina, seguita da ´Rainbow´, che introduce in leggerezza bizzarre atmosfere tra Nashville e le Hawaii, con un mood che però rimanda alla serialità del villaggio vacanze all inclusive. A questo punto si è già perplessi, ed arriva ´The Price Of Fame´, un pop molto easy con cui Brady si mette a lisciare l’ascoltatore con l’aiuto di Ronan Keating (Boyzone), che –con tutto il rispetto- non sembra il miglior compagno di cordata cui appoggiarsi. Da qui in poi, la fatica dell’ascolto cresce, dato che il nostro Paul non regala guizzi particolari, ma insiste su ballate deboli sul piano melodico, come ´One More Today´, ´Over The Border´ e ´Mother and Son´, appesantite da arrangiamenti datati che spingono sui violini forse per compensare una certa fragilità compositiva. Lo spaesamento dell’ascoltatore è poi accentuato da improvvise sterzate, come l’attacco di ´The Winner’s Ball´, che introduce inattese citazioni black e funk, anch’esse un po’ polverose e déjà vu. Sufficienza a fatica solo per la cover di ´You Won’t See Me´ (Lennon McCartney) e ´Follow That Star´, che recupera lontani ricordi di songwriting folk e blues. Decisamente di più per ´Living The Mystery´, intenso brano finale che sa regalare emozione, sebbene lo si ascolti stremati dalle 11 canzoni precedenti. Purtroppo non basta.

Track List

  • Cry It Out
  • Rainbow
  • The Price Of Fame
  • One More Today
  • The Winners´ Ball
  • Luck Of The Draw
  • Follow That Star
  • Mother And Son
  • Money To Burn
  • You Won´t See Me
  • Over The Border
  • Living The Mystery