From This Place<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Pat Metheny

From This Place

2020 - Nonesuch
03/03/2020 - di


Un treno corre sferragliando sotto un temporale in una sconfinata prateria del Midwest: ci piace immaginarla così, ispirati dalle inconfondibili suggestioni sonore, l`apoteosi di America Undefined, la traccia più rappresentativa e simbolica di From This Place, quella che meglio ne definisce la poetica e l`ispirazione. È il destino inarrestabile dell`America, anche di quella trumpiana, letto dalla sponda liberal-progressista a cui certamente Metheny appartiene. L`oscurità e l`inevitabile disorientamento non possono fermare la speranza e la fiducia nel futuro, e un aiuto può venire anche dalla poesia che risplende in questo disco, semplice, potente e personale, maturata in una lunga carriera che sta ormai attraversando il suo quinto decennio. Al netto di cerebralismi e sofisticatezze che hanno caratterizzato la produzione del grande chitarrista soprattutto in questo secondo millennio, From This Place è finalmente un lavoro perfettamente leggibile e accessibile a tutti, pur mantenendosi lontanissimo da banalità e compromessi. La scommessa di Metheny era quella di conservare in studio la freschezza e la creatività dell`interplay che il suo nuovo quartetto ha maturato soprattutto dal vivo in questo ultimo scorcio degli anni 10, per poi arricchire le tracce con l`impiego della Hollywood Studio Symphony e quindi inevitabilmente con parti di musica scritta. E così Gwilym Simcock (piano), Linda May Han Oh (contrabbasso) e Antonio Sanchez (batteria) approcciano il nuovo materiale senza nessuna prova preventiva: si improvvisa al momento, mettendo a frutto l`abitudine a suonare insieme e a lavorare sul repertorio methenyano, affinata nelle lunghe tournée. Un modus operandi che ricalcherebbe quello del secondo quintetto di Miles Davis e che Ron Carter, protagonista di quell`inimitabile ensemble, avrebbe rivelato proprio a Metheny.

Sia come sia, la scommessa è ampiamente vinta, e From This Place si rivela come un`opera colma di grazia ed eleganza, raffinata e originale, capace di alternare luminose invenzioni melodiche e momenti più drammatici, fresche improvvisazioni e passaggi orchestrali di spiccato taglio cinematografico, senza mai perdere la sua gioiosità di fondo. Stupisce in particolare l`assoluta consonanza di stile tra la chitarra e il pianoforte, che sembrano susseguirsi senza soluzione di continuità, con Simcock, giovane pianista gallese, lasciato libero di prendersi diversi spazi, mentre Sanchez e Oh presidiano le loro posizioni con tatto e intelligenza, senza esagerare nelle poliritmie. Ma si ascolti la bellezza dell`assolo del contrabbasso “a uscire” su Wide And Far, sicuramente uno degli highlights del disco: qui non ci sono comprimari, anche se non c`è mai alcun dubbio su chi tenga saldamente in mano le redini. “Spacchettare” From This Place nelle sue dieci tracce sarebbe però scorretto, configurandosi come un disco da godere per intero, pensato come un unicum. Ci limitiamo perciò a qualche notazione. L`utilizzo dell`orchestra, diretta da Joel McNeely e arrangiata da Gil Goldstein e Alan Broadbent, è più evidente nei due brani più lunghi: in Sixty-Six la Hollywood Studio Symphony sottolinea in modo uniforme il lavoro del quartetto, come in una progressione continua e dialogante con i diversi solisti, mentre in America Undefined sale in cattedra soprattutto nel potentissimo e cinematografico “pieno” finale; qui tutto nasce da una semplice frase del violoncello, variamente ripresa dai diversi strumenti fino ad irrobustirsi in un vero e proprio tema, per poi lasciar spazio ai due assoli di Simcock e Metheny, agli effetti stranianti del treno e del canto degli uccelli e alla roboante conclusione: una piccola suite a tutti gli effetti. Same River è una classica melodia methenyana con mille richiami al passato - non manca nemmeno il marchio di fabbrica del guitar-synth - sostenuta da un groove torbido e viscerale. Everything Explained sfoggia un`orchestrazione minimale e un altro tema indelebile, cantabile e con accenti latini. Pathmaker segna un cambio di passo in direzione più hard bop: la melodia si distingue per briosi stop & go e giravolte e il finale è caratterizzato dagli stacchi di Sanchez e dai suoi scambi con la coppia Simcock-Metheny.

Ma torniamo a Trump e alla title track, che Metheny scrisse di getto proprio nelle prime ore dell`alba successiva all`ultimo election day americano, nel novembre 2016. Le grandi campiture sonore dell`orchestra che la introducono, per la prima volta in perfetta solitudine, creano un`atmosfera drammatica e fatale. Tocca poi alla voce affascinante e vulnerabile di Meshell NNdegeocello, una delle guest star del disco insieme a Gregoire Maret (armonica) e Luis Conte (percussioni), interpretare il testo scritto per l`occasione da Alison Riley: “From this place I cannot see/Heart is dark/Beneath rising seas”. Parole che “catturano esattamente le sensazioni di quel momento tragico, e insieme riaffermano la speranza di giorni migliori davanti a noi”, spiega Metheny. La sua chitarra acustica distilla un suono incredibilmente sobrio, quasi a richiamare un pianto sommesso e faticoso, eppure catartico. Non c`è ferita che la musica non possa medicare, per poi ripartire di slancio: “From this place, I must proceed/Trust in love/Truth be my lead...”.

 

 

 

 

Track List

  • America Undefined
  • Wide And Far
  • You Are
  • Same River
  • Pathmaker
  • The Past In Us
  • Everything Explained
  • From This Place
  • Sixty-Six
  • Love May Take A While