Elastic Blues<small></small>
Jazz Blues Black • Blues • Rock

Paolo Bonfanti Elastic Blues

2020 - La Contorsionista

18/12/2020 di Helga Franzetti

#Paolo Bonfanti#Jazz Blues Black#Blues

In fin dei conti, la vita è cambiamento. E ogni anno che passa è una somma di transizioni. Il buon vecchio Bonfa, per il suo sessantesimo compleanno decide di scrollarsi di dosso tutte quelle chiacchere che lo costringono a “miglior mancino del blues italiano”. Per carità, mancino ci rimane e pure testimone di una corrente musicale che nel Bel Paese ha sempre faticato a trovare posto, ma con il suo Elastic Blues Paolo alza la voce. Settanta minuti di puro stile, non che il genovese debba dimostrare nulla a nessuno, ma declinare il paradigma in ogni sua coniugazione non è cosa per molti.

Slegato dal concetto di quello che il sentir comune ha delle canoniche dodici battute, ci presenta una visione ben più ampia: elastica, appunto. Un approccio su più fronti e un intero universo musicale che apre prospettive da diverse angolature, descrivendo quel percorso che lo ha portato ad essere il musicista e l’uomo di oggi. L’elastico del Blues raccoglie i pezzi lasciati per strada e li lega assieme con il cuore rivolto a momenti, personaggi, istanti, episodi. Se con Exile On The Back Street e Back Home Alive Bonfanti aveva dato segno del meglio che poteva essere, con Elastic Blues riesce a meravigliare. Ognuno di quei sedici brani che si srotolano come negativi di una pellicola a raccontare la storia di una vita, sono pieni di colori e sfumature. Perché “unire è meglio che dividere”.

Sette minuti e diciannove di un rock sferzante, sfilano per primi in un concetto di blues elastico che diventa visionario, psichedelico, impregnato di umori anni settanta e di Grateful Dead, King Crimson o chi più ne ha più ne metta. Alt!, ad ogni giro, potrebbe ricordare una jam band diversa. Funambolismi da alta scuola del rock senza rivolgere il pensiero a quali confini non bisognerebbe mai varcare. Un aiuto da “un po’ di Yo Yo Mundi” e il gioco è fatto, con un ipnotico crash, chitarre drone, una sezione ritmica martellante e a condurre l’immancabile locomotiva della coppia d’assi Pelle-Bruno. Elastic Blues sorprende, va oltre, e quando ancora il gusto in bocca è quello di un liquore forte e secco, arriva l’agrodolce intonazione di un “rumore che sa di nulla”, di una città vuota, desideri senza nome, aspettative senza volto. L’accordion di Roberto Bongianino (“che suona come un organo”) scalda ogni nota di calore mentre la chitarra acustica si occupa del resto, su giorni arrotolati, incertezze e possibilità. Poi arriva il jazz, quello fuori dal contesto, delirante, scarabocchiato fra le righe, che oltrepassa i margini e con uno schiaffo audace a risvegliare dal torpore, un risuscitato Davis accompagna Unnecessary Activities alle frontiere con il free, sfidando il concetto di una clausura forzata in nome di una libera rivincita dell’arte e del pensiero. Uno spasso! Ed una sezione fiati impressionante, con il violino di Lucio Fabbri a disporre “la ciliegina sulla torta”.

Ma dentro a Elastic Blues c’è un mondo: ci sono racconti di folk americano, c’è il Southern blues dei Big Fat Mama, l’armonica di Treves, ibride ballate e canzoni d’amore, Sampierdarena e piazza De Ferrari, il ghigno di Giampiero… e ancora: il bucolico sapore della tradizione in Heartache By Heartache, splendida outtake di Pracina Stomp, il funk/soul/jazz di A O Canto, altra acrobazia fuori dagli schemi coordinata dal dinamico groove di una affollata big band col piano elettrico di Aldo De Scalzi ad ingigantire la magia. Ci sono i riff alla Amos Garrett, “uno degli eroi della sei corde” del nostro Bonfa, e il DNA del sangue genovese in un pezzo di storia alla Faber come Fin De Zugno, a ricordare la ferma consapevolezza di una città intera non capace di accettare un governo Tambroni intento a includere i fascisti nelle sue manovre. Questo disco si infila in ogni anfratto di quello che è stata la sua musica, ci presenta un bluesman vestito di cento abiti, ben portati in ogni occasione, perché “io sono quel che suono”, ci dice.

Pura verità. La cosa più bella, però, è la percezione di quanto cuore ci sia dentro, c’è l’anima di un artista che ha respirato con passione ogni istante della sua carriera, ci sono ospiti, compagni di viaggio, musicisti e amici. Ciascuna delle formazioni proposte fa ben intendere di che caratura stiamo parlando e ognuno dei personaggi chiamati in causa, non ha mancato di partecipare ai “primi” 60 anni del Bonfanti, firmando un disco che è un racconto. Sempre schierato, mai ipocrita e oltremodo coerente nel suo percorso, Paolo ha solo seguito la sua strada, a fianco di innumerevoli artisti, di discutibili scelte e di una band che ha messo in piedi l’impalcatura delle sue ultime avventure musicale.

Libero dal pregiudizio, genuino, spontaneo e appassionato, l’antitesi genovese/generoso è la dicotomia che gli appartiene.

Ogni sfida aiuta ad avere una mente elastica, dinamica e creativa e ogni passo che quest’uomo ha compiuto è stata la sua sfida, perché il posto più sicuro al mondo”, alla fine, “è sul palco, perché il blues è “la casa a cui si torna dopo aver fatto i propri viaggi”.
 

PS Un libricino rilegato in una splendida confezione curata con stile accompagna il disco. La grafica asciutta ed efficace, è opera di Ivano A Antonazzo, quello che c’è da dire non ha bisogno di troppi fronzoli. Ogni aneddoto, nota, pensiero, artista, brano e descrizione trova un posto. Tanti i contenuti e tanti i nomi inclusi, perché il Bonfa ha sempre avuto spazio per ognuno. Un ricordo o una parola per chi, durante il suo tragitto, ha segnato un percorso, un musicista, un uomo. E “se in queste pagine non trovate il vostro nome, vi ringrazierò di persona alla prima occasione”.

Track List

  • Alt!
  • The Noise of Nothing
  • Haze
  • In Love With The Girl
  • Unnecessary Activities
  • Heartache By Heartache
  • Don`t Complain
  • Fìn de Zugno
  • We`re Still Around
  • A O Canto
  • Hypnosis
  • I Can`t Find Myself
  • Sciorbì/Sciuscià
  • Elastic Blues
  • Where Do We Go
  • Unnecessary Activities (slight return)

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