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Jazz Blues Black − Impro

Paolo Bacchetta

Egon`s

2016 - Auand
26/08/2016 - di
Paolo Bacchetta é un chitarrista piemontese ormai radicato nel bresciano che esordisce con questo lavoro ispirato dall’arte del pittore Egon Schiele, responsabile postumo di un’autentica “Sindrome di Stendhal” vissuta dall’autore in una visita dedicata all’espressionismo austriaco.

Accompagnato da Piero Bittolo Bon (sax alto e clarinetto), Giacomo Papetti (basso elettrico) e Nelide Bandello (batteria) Piero realizza un lavoro sintetico (sette brani per una durata paragonabile a quella di un LP) ma intenso la cui caratteristica principale appare essere la “ragionata meditazione” seguente alla folgorazione del momento.
La realizzazione dell’opera ha infatti richiesto due anni durante i quali verosimilmente Paolo ha elaborato e rivisto le sue idee per arrivare al rilascio di un lavoro che brilla per il senso melodico, principale responsabile dell’attrazione verso il pubblico, coniugato con pressione timbrica (il sax è efficacissimo nella sua pronuncia) e con fantasia ritmica consegnando un risultato fruibile ma non consumabile.

Schiele è stato una fiamma luminosa bruciata rapidamente ma che ha lasciato una traccia non decaduta nel tempo; mancato solo a 28 anni ha trasmesso una legacy di opere impressionante: più di 300 dipinti e 2000 disegni sono testimonianza di un’ansia comunicativa spesso contorta ma certamente intensa, che raggiunge il pubblico toccando leve esistenziali.
Bacchetta ne raccoglie gli stimoli rielaborandoli a modo suo, con una visione tutto sommato più serena ma comunque empatica che rinnova il suo senso ad ogni ascolto grazie all’assoluta mancanza di banalità.

I brani sono tutti di scrittura propria e sfruttano appieno la potenzialità del collettivo; Lovers, ad esempio, propone un sax quasi coltraniano che risponde a un lungo intro della chitarra alla ricerca delle frasi che coinvolgono e spingono, in piena coerenza con lo stimolo generato dai ritratti di amanti eseguiti da Schiele; l’interpretazione richiama più l’elemento istintivo (o se vogliamo “spirituale”) che non quello fisico e anche la complessità ritmica sostiene questa visione tutt’altro che banale.
L’uso dei timbri è molto intelligente ai fini della narrazione; infatti se il sax dà corposità alle vicende degli amanti il clarinetto, lento e anestetizzante, è perfetto per richiamare i periodi vissuti dall’artista in prigione che Paolo riprende in Canteen, cammeo in cui il dramma della reclusione si sublima in passaggi sottolineati da un incedere ritmico che pare spezzato dal controtempo.
Il lessico usato dal combo é essenziale, come le due note della chitarra in Yellow Cape sovrapposte a un sax teso e una base ritmica che giova nel rendere il senso dell`ossessione per raccontare la condanna dei pettegoli nei confronti della bellezza virginale, o anche la scheletricità di Funeral March che nella sua semplicità testimonia una mestizia non retorica.

Complessivamente l`estetica del lavoro richiama quella di Walter Beltrami & C coi suoi momenti a tratti rock (Egon) e spesso ritmicamente variati, con un valore aggiunto principalmente affidato all`interazione tra i vari musicisti, oppure quasi metafisici alla ECM (Harbour) e comunque lontani da un centro tonale unico a beneficio dell`imprevedibilità.

Un lavoro che si inserisce perfettamente nella scia artistica sostenuta dalla discografica Auand che, fra alti e qualche basso, resta comunque una delle voci più interessanti nel panorama della musica moderna italiana imperniata sì sul jazz ma aperta a ogni sfida, a qualunque rischio e quindi a ogni risultato.

Se volete ascoltare qualcosa di insolito ma convincente questa é una buona occasione.

 

 

 

Track List

  • Lovers
  • Canteen
  • Yellow Cape
  • Funeral March
  • Egon
  • Harbour
  • Paradis