Penance<small></small>
− Rock, Americana

Ol’ Yeller

Penance

2003 - BLUE ROSE RECORDS
08/09/2003 - di
A chi è abituato a comprare dischi nei megastore o a cercare musica nei programmi radiofonici o nei titoli dei giornali, gli Ol’ Yeller non capiteranno mai a tiro. E, anche se per qualche bizzarria del caso, l’incontro dovesse verificarsi, la band di Rich Mattson rimarebbe incompresa o al massimo classificata come l’ennesimo giovane gruppo di rock americano.
Invece gli Ol’ Yeller hanno alle spalle già altri due album, a cui vanno aggiunti, da parte del loro leader, dodici anni di Glenrustles, una perseveranza che rasenta l’eroismo e che ha portato sull’orlo della disperazione a fondare l’etichetta (SMA, Start Making Albums o, a seconda dei gusti, Suck My Ass).
“Penance” è il loro debutto per la Blue Rose Records, una sorta di nuovo punto di partenza, ma anche di arrivo per chi ha dovuto remare e lottare a lungo contro l’indifferenza di un mondo musicalmente sempre più stretto.
La tentazione sarebbe stata quella di far confluire nel disco tutto quanto prodotto in tanta gavetta, rischiando di ingolfare il motore proprio nel momento in cui la vista di un rettilineo richiedeva ulteriore accelerazione. Gli Ol’ Yeller però sono una macchina rodata che gira a pieno ritmo con la dovuta forza e con la necessaria coscienza: difatti hanno messo insieme trentanove minuti di puro rock’roll, personale e allo stesso tempo ben radicato nella storia del genere.
Sin dall’inizio le chitarre lasciano trasparire la convinzione e la voglia di suonare rock, in linea con quanto le nuove generazioni stanno facendo (Slobberbone, Grand Champeen, Say Zuzu, Bottle rockets ecc.). Qua e là sono riconoscibili passaggi che fanno da vero e proprio punto di riferimento ai brani: un’armonica di stampo dylaniano in “Share It”, il tiro punk di “Reading Katie´s Diary” e un incedere arruginito alla Neil Young in “Secrets”.
In più le canzoni di Mattson hanno sempre qualcosa di obliquo, una sorta di ombra che rimane nascosta nei pezzi più distesi, ma che, quando si tratta di aumentare i giri e le chitarre, mette in mostra tutto il proprio ghigno. Basta sentire come “Centerstage” fa rifiorire e rinvigorire il country o come le percussioni preparano il terreno alle continue velocizzazioni di “Catacombs”.
Vengono in mente i Replacements per certi crescendi impropri, anche se il tiro degli Ol’ Yeller è sicuramente più roots-oriented. Questo non faccia pensare ad una band di alt-country: anche se così fosse, sarebbe un bene, ma tutte le miglia percorse, oltre a consumare le suole degli stivali, sono servite anche a liberare il passo. Pezzi come “100 Years After” sono delle mine vaganti su un tracciato in cui rock, country e pop si incrociano guardandosi di sbieco.
Per questo non coroneranno mai sogni di gloria, ma la libertà contorta e scomoda che trasuda da “Penance” ce li fa apprezzare ancora di più.

Track List

  • The Peaceful One|
  • Share It|
  • Penance|
  • Reading Katie´s Diary|
  • Secrets|
  • Fireflies & Bugs|
  • Out In The Sticks|
  • Centerstage|
  • Great Escape|
  • 100 Years After|
  • Catacombs|
  • That Attitude´ll Get You Nowhere