After Life<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − Post bop

Noah Preminger

After Life

2019 - Criss Cross / IRD
03/04/2020 - di
Due parole introduttive sulla discografica. La Criss Cross Jazz é una label indipendente olandese fondata nel 1980 dal Gerry Teekens, batterista e docente tedesco. Il suo ampio catalogo annovera gente come Chet Baker, Kenny Barron, Warne Marsh, Kenny Garrett, Slide Hampton, Tom Harrell fino ad arrivare ad artisti moderni quali Eric Alexander, Brad Mehldau, Mark Turner, David Kikoski e il qui presente Noah Preminger. Un mix sapiente di mainstream declinato al moderno che ha attraversato gi anni `80 - `90 per arrivare fino ad oggi con proposte molto interessanti, soprattutto per il jazz d`oltre oceano; un compendio degno di attenzione.

Noah é un giovane sassofonista bostoniano di adozione; classe 1986 debuttò a soli 21 anni e vanta collaborazioni con Dave Holland, Roscoe Mithcell, Jason Moran, Dave Douglas giusto per citarne alcuni. Questo After Life é il suo quindicesimo lavoro sviluppato in quintetto con Jason Palmer (tromba dal sapere bop enciclopedico), Max Light (giovane chitarrista in decisa ascesa), Kim Cass (bassista dal notevole talento ritmico) e Rudy Roiston (batterista dalle mille sfaccettature di genere); un ensemble ben esemplificativo della generazione di mezzo in forza al panorama jazzistico moderno statunitense.
Il lavoro é annunciato come un "concept" inerente l`idea del mondo che ci aspetta dopo questa vita; il titolo é espressivo al riguardo precisando anche che l`approccio non é legato ad alcuna religione formale ma semplicemente alla visione soggettiva dell`artista. Si noti che tutti i titoli sono dedicati a un "world" ogni volta qualificato in modo distinto, molto probabilmente sulla base delle sensazioni o delle intuizioni di Preminger che firma i pezzi.
In tutta sincerità a parere di chi scrive la narrazione non fa presumere con chiarezza questa intenzione; se non venisse dichiarata dall`artista difficilmente l`ascoltatore percepirebbe il senso del progetto. Ciò non toglie che il disco abbia diversi punti di interesse.

Il principale riguarda il carattere di bop moderno che più o meno pervade tutte le composizioni. In coerenza alla caratteristica già evidenziata per la discografica Noah rappresenta, almeno in questo lavoro, una evidente convivenza di ingredienti tradizionali pronunciati con sensibilità attuale; questo rende relativamente facile accostarsi al disco avendo comunque la chiara impressione di vivere il tempo di oggi.
Vero infatti che molti brani hanno la classica struttura AABA tipica della forma canzone più conosciuta (si citano al riguardo le prime due tracce) ma é anche verificabile che questa struttura viene presentata in modo diluito, con i temi estesi da un`improvvisazione su scale fluide e modulate ritmicamente; ci si allontana quindi dal classico schema "cantato" per rendere un carattere più elaborato, stimolando più l`intuizione che non l`imitazione.
In World of Hunger si ha un evidente riferimento agli schemi ritmici, quasi "selvaggi", dell`hard bop unitamente all`alternanza di unisoni e solismi; tuttavia la voce non diatonica della chitarra introduce tinte attuali evitando l`effetto di revival.

Un secondo elemento riguarda la qualità degli strumentisti sia in termini individuali che di organizzazione del combo. L`interazione tra tromba e sax é a volte affascinante per il mix di timbri che propone specie nei momenti di cooperazione nei quali le voci da tenore e soprano risultano perfettamente integrate; la chitarra é l`elemento che dipinge immagini moderne (ricorda più Fripp che certe tradizioni jazzistiche) anche se a volte risulta un po` prolissa in certe improvvisazioni; il basso si fa notare per la capacità di virare dal walking al controtempo eliminando una possibile retorica del passato; la batteria varia tra schemi sparsi e tenuta del beat con un effetto notevole ai sensi della dinamicità dei pezzi.

Infine da sottolineare la sensibilità melodica, emergente soprattutto nei brano in down-tempo come Island World o Senseless World; evidentemente il ritmo rallentato permette ai musicisti effetti di legato e di estensione delle strutture a favore di una narrazione tra lamento ed evocazione più coerente alle dichiarazioni di intenti del progetto.

Da ultimo si sottolinea la chicca del libretto che riporta otto poesie, una per ciascun brano, scritte da Ruth Lepson con uno slancio surreale interessante anche se, ancora a parere di chi scrive, non sempre in perfetta sintonia con il mood dei brani.

Un lavoro decisamente moderno, tra certezze e punti interrogativi probabilmente più frutto di incompatibilità di chi ascolta che non di incoerenze esecutive; proprio per questo rappresenta uno stimolo che consigliamo di vivere.

Track List

  • World of Twelve Faces
  • World of Growth
  • Senseless World
  • Hovering World
  • Nothing World
  • World of Hunger
  • Island World
  • World of Illusion