Nils lofgren band live<small></small>
− Americana, Rock

Nils Lofgren

Nils lofgren band live

2003 - VISION MUSIC
06/02/2004 - di
Quello appena trascorso è stato un anno particolarmente fertile per quanti orbitano attorno al pianeta Springsteen, dal momento che la reunion della E Street Band ha giovato alla carriera di Bruce, quanto a quella dei singoli membri: nuovo disco per il sassofonista Clarence Clemons, esordio per la violinista Soozie Tyrell e doppio cd dal vivo per Nils Lofgren.
Dei tre quello che è riuscito a sfoderare l’album più convincente è sicuramente Nils Lofgren, ormai da tempo chitarra di Bruce, ma anche di altri nomi illustri come Neil Young e Ringo Starr. Non solo: “Nils Lofgren band live” è anche il disco più centrato e più suonato che questo musicista abbia fatto negli ultimi anni, se non addirittura in tutta la sua carriera solista.
Si tratta di registrazioni live di alcune serate tenutesi nel giugno 2002: Lofgren , accompagnato da Wade Matthews (basso), da Buck Brown (chitarra, tastiere) e da Timm Biery (batteria), libera la sua chitarra affilata, come raramente è riuscito a fare.
L’ambiente da club è quello che meglio si addice al suo rock ed anche a quelle ballads un po’ stucchevoli con cui ha spesso infarcito i suoi dischi. La sua voce ha sempre quel tremolio timido da influenza, di chi è stato troppo a lungo sotto la pioggia, ma qua non si rifugia sotto le coperte ed esce allo scoperto senza timori.
Così, oltre a pezzi in cui suona la Telecaster a tutto manico, Lofgren offre anche interpretazioni di fino, come la spagnoleggiante “Two by two” o la densità acustica quasi western di “Tears ain’t enough”.
Soprattutto il primo cd rivela una voglia di suonare inattesa, carica di energia, che sconfina volentieri in roventi sfoghi strumentali da jam-band, come nel finale di “Daddy dream”. Lofgren e la band riescono a caricare di tensione tanto il blues di “Too many miles” quanto il rock secco di “Damaged goods”: il suono è quello di un rock stradaiolo, con gli strumenti che non si curano di inutili pulizie, ma si permettono di grattare e di attorcigliarsi fino a portare sulla soglia degli undici minuti pezzi arrembanti come “Message” e ballate come “A girl in motion”.
È questa l’occasione per apprezzare un’artista della chitarra che come solista avrebbe potuto andare più in là, se solo avesse avuto più fiducia nel coltivare una sua visione.
Non mancano i brani fondamentali di una carriera trentennale e le covers “dovute” di “I don’t wanna talk about it” e di “The star spangled banner”, eppure l’album riesce a trasmettere l’idea di un suono che avanza a ranghi serrati. Nel secondo cd c’è qualche lungaggine e le tastiere giocano un po’ troppo d’atmosfera, ma questo rimane il migliore dei cinque live che Lofgren ha pubblicato nella sua carriera, una spanna sopra anche quel piccolo gioiellino che era “Acoustic live”.

Track List