Cumberland Island<small></small>
Americana − Songwriting

Neilson Hubbard

Cumberland Island

2018 - Appaloosa Records IRD
30/10/2018 - di
JUna carriera iniziata negli anni novanta, con la pubblicazione di diversi album a suo nome. Poi la produzione per artisti come Glen Phillips (Toad the Wet Sprocket), Kim Richey, The Farewell Drifters, The Apache Relay e Ryan Culwell. Le sue collaborazioni con l`artista di Nashville Matthew Perryman Jones hanno trovato la loro strada nelle colonne sonore di serie Tv come Bones e Grey`s Anatomy, senza escludere anche diversi film importanti. Poi eccolo nei The Orphan’s Brigade, insieme a Ben Glover e Joshua Britt, ma questa è storia che dovrebbe essere ben più nota, specie sui nostri lidi, visto il grande lavoro fatto da Andrea Parodi e dalla Appaloosa Record di Simone Veronelli per promuoverli in maniera adeguata, che ha editato due album dei quali il primo, Soundtrack To A Ghost Story, molto bello. Last but not least come non ricordare Neilson per il suo lavoro come produttore. Per questo basterebbe il recente, e bellissimo, Rifles & Rosary Bead di Mary Gauthier, gioellino di casa Appaloosa.

Adesso Hubbard torna alla sua carriera solista con questo Cumberland Island, ispirato dall’isola della Georgia raggiungibile solo via nave, visitata da Neilson e dalla moglie. Un posto affascinante, dove i profumi e la presenza di cavalli selvaggi sono una componente essenziale. Facile innamorarsi di un luogo così, tanto da poi voler dedicare un album ispirato al periodo trascorso in quel luogo. Tanta è stata l’ispirazione positiva, da mettere in condizione Hubbard di consegnarci quello che è, probabilmente, il disco della maturità artistica raggiunta. Un lavoro che curiosamente si può dividere esattamente in due parti. La prima in cui le canzoni sono cantautorali, lente, intimiste, mentre la seconda è decisamente più mossa con pezzi uptempo che offrono uno spaccato diverso ma perfettamente incastonato nella concezione generale del disco. E se la title track apre il lavoro, appoggiandosi lieve su pianoforte, chitarra e la voce di Neilson pare quasi sussurrare il testo della canzone, è Save Me a stagliarsi per bellezza in questa sorta di Side A.  

La seconda parte, dalla sesta canzone in poi muta l’andamento musicale, aprendosi con la deliziosa If The Sun Comes Up Tomorrow. Nulla è lasciato al caso, visto che Neilson e Ben Glover, che ha coprodotto il disco, hanno voluto che il lavoro fosse impostato proprio in questa maniera. Così come impossibile non citare da una parte alcuni dei musicisti, la crema di Nashville, che hanno partecipato alle registrazioni di questo disco tra cui Will Kimbrough (qualcuno lo ricorda con The Bis-Quits?) autore di canzoni portate al successo da gente quale Jimmy Buffett o i Little Feat, ma anche collaboratore di Mark Knopfler, Rosanne Cash, Guy Clark, Mavis Staples, il già citato Joshua Britt, Eamon McLoughlin, fiddler extraordinaire, Dean Marold al basso.

Un disco poco appariscente ma dal contenuto prezioso che definisce la figura di Hubbard con un un album di taglio superiore per maturità ed in grado di allargare i confini della conoscenza che il pubblico di appassionati ha di questo artista. 

 

Track List

  • Cumberland Island
  • Save You
  • My Heart Belongs To You
  • Can`t Look Away
  • Don`t Make Me Walk Through This World On My Own
  • If Sun Comes Up Tomorrow
  • That Was Ten
  • How Much Longer Can We Blend
  • Let It Bleed
  • Oh Black River
  • For My Love