1981<small></small>
Italiana • Canzone d`autore

Nazarin 1981

2021 - Viceversa Records/ Audioglobe

21/08/2021 di Laura Bianchi

#Nazarin#Italiana#Canzone d`autore

Nazarin, ossia Salvo Ladduca, è attivo da anni, perseguendo un percorso costante di ricerca e approfondimento sia musicale, sia compositivo. Dopo sette anni, l’ex componente della band di Caltanissetta Marlowe propone le dieci tracce di un disco dal titolo emblematico e sintetico: 1981. Classe 1975, nom de plume mutuato dall'omonimo film di Luis Buñuel, il musicista torna indietro nel tempo, a quel 1981 che lo vide, seienne, scoprire la musica di Battiato, le strade di Catania, un'altra città importante per la musica in quegli anni (e che lo avrebbe ospitato trent'anni dopo), e insieme un rapporto padre - figlio, che sta replicando, ora, col figlio, sei anni nel 2021.

Quarant'anni importanti, in cui è accaduto di tutto, nel mondo e in ciascuno di noi; ma non si pensi a un disco consuntivo, ancorché provvisorio. C'è invece in 1981 uno slancio riflessivo e propositivo insieme, apprezzabile proprio in quanto rifugge da retorica e nostalgia, per leggere il passato e il presente in modo lucido, poetico, profondo. 

Nazarin Ladduca costruisce attorno ai brani un gruppo solido e motivato: Enzo Velotto, batterista e anima della ViceVersa, l’etichetta siciliana cult, che continua una tradizione consolidata nel tempo; Paz De Fina (programmazioni, chitarre), Michele Musarra (basso, tastiere, theremin), Pierpaolo Latina (tastiere), Max Pontrelli (pedal steel guitar), Roberto Romano (sax), e Mauro Ermanno Giovanardi, magnifica voce in Artaud al macello, una ballata dalle chitarre ipnotiche e dalle incursioni elettroniche e impreziosita anche dalla coda strumentale del sax di Romano.

Nazarin non è quindi solo il soprannome del suo creatore, ma assume dunque la fisionomia di un vero e proprio collettivo, un progetto coerente, innervato da una consapevolezza comunicativa e da una competenza espressiva che richiama le prove dei maestri come Benvegnù, Basile, Giurato o De Gregori. Dalla prima traccia, strumentale, orientaleggiante, una Bronte decisamente connotata nel suo sicilian mood, fino alla conclusiva Domani si parte, dalle chitarre deliziosamente anni Ottanta, e dal testo vagamente battiatiano, le ferite, i ricordi, le piccole felicità si snodano con coerenza, accompagnandoci in un percorso all'interno di questi suoi, e nostri, quarant'anni.

Dei mille incroci esplica con chiarezza la linea compositiva dell'artista; il pop si intarsia con il folk, viene innervato di suggestioni elettroniche, e il tutto suona comunque originale, contemporaneo, accogliente, come in una casa che si conosca, ma di cui si scoprano dettagli inediti. 

In un periodo come quello in cui stiamo vivendo, in cui Colapesce e Dimartino hanno avuto bisogno di un'apparizione sanremese per imporsi come autori di lungo corso e grande validità, Nazarin può e deve trovare il proprio posto e un meritato successo; ascoltare Genesi, dalla confezione equilibrata fra parole precise e arrangiamenti di avanguardia, o la suggestiva Girotondo, antica e modernissima insieme, per credere. Grande lezione di classe e di qualità, per cui l'abusata definizione di "eccellenza siciliana nel mondo" non è per nulla fuori luogo.

 

 

 

Track List

  • Bronte
  • Davanti agli occhi
  • Dei mille incroci
  • Genesi
  • Girotondo
  • Per averti sul cuore
  • Aspettando l`alba
  • Artaud al macello
  • Perditi con me
  • Domani si parte

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