Native quartet<small></small>
− Italiana, Jazz

Native Quartet

Native quartet

2007 - ROSSO FIORENTINO/GIOTTO JAZZ FESTIVAL
11/04/2008 - di
Il nome “Native Quartet” lascia poco trasparire cosa in realtà suoni questo quartetto jazz. Nulla di tribale, nessuna influenza etnica, solo un sapore caldo che porta di sicuro verso paesi extraeuropei, a cominciare dalla copertina raffigurante dei palmizi.
I quattro musicisti sono: Claudio Giovanoli, ideatore del progetto e compositore dei brani, qui suona sax tenore e soprano; Fabrizio Moranti è il batterista; Leonardo Pieri è il pianista; Paolino Dalla Porta è al contrabbasso. Oltre a loro compaiono nel disco due ospiti: Dario Cecchini (sax baritono e flauto) e Saverio Lanza (chitarra).
La realizzazione del disco è ottima, con un libretto molto dettagliato: ci sono la storia del progetto e dei singoli brani, la spiegazione di come è stato registrato l’album, le biografie dei singoli ed altre informazioni più o meno utili. Quelle più interessanti, e che nessuno specifica mai, sono relative alle modalità di registrazione, ovvero le note relative all’acustica, alla microfonatura e alla sala d’incisione dove si è cercato di ricostruire il suono immediato e non molto riverberato del jazz club. Effetto che si avverte in modo abbastanza immediato nel sax di Giovanoli e nel suo suono asciutto, che in alcuni momenti ricorda un po’ Daniele Malvisi, e nella batteria dalla ritmica serrata di “Botte da orbi”.
Le tracce sono divise in sette sinfonie che raggruppano ciascuna due o tre movimenti; il perché di questa scelta consiste nel fatto di volersi distaccare dalla canonica forma jazz fatta di chorus e solo. C’è infatti la volontà di creare strutture più complesse, decisamente percepibili attraverso gli accorgimenti stereofonici della registrazione ma non solo (la particolare ricerca della poliritmia e polimetria, pratiche molto usate nella musica popolare, medievale e già nel jazz).
C’è poi molta cura per il colore del suono di ogni strumento: anche se in molti brani il protagonista è il sax, si può notare una particolare attenzione nell’utilizzo del contrabbasso soprattutto in “Le chant du bass” dove espone con l’arco, seguito dal sax, una melodia a cui gli altri strumenti partecipano pacatamente.
Quello dei Native Qaurtet è un bel disco di jazz, ricercato e studiato, forse più strutturato a tavolino che sorto da interplay: apre spazi di sperimentazione sulle ritmiche e costruisce delle strutture più ampie rispetto a quelle canoniche pur mantenendo un’immediatezza d’ascolto.

Track List

  • Back to the weather|
  • Hot spot|
  • Botte da orbi|
  • Vento di Scirocco|
  • Spanish|
  • Crossin’ time|
  • Silky way|
  • Le chant du bass|
  • Cath the piano|
  • African|
  • Wise’s mood|
  • Pane e olio|
  • Trottolotto|
  • Punti d’incontro|
  • Four-four-five (interludio)|
  • Four-four-five|
  • Il tangolo