Tonight’s the day<small></small>
− Italiana, Rock

My Uncle The Dog

Tonight’s the day

2004 -
06/04/2004 - di
Se un disco così lo avessero fatto quei semidei degli White Stripes, tutti avrebbero offerto libagioni all’Olimpo del rock tra lampi e saette. Oppure se lo avesse fatto un profeta come Iggy Pop, tutti gli avrebbero auspicato l’eternità degli immortali, nonostante anche lui si sia mescolato con infedeli del calibro di Green Day e Sum 41.
Invece “Tonight’s the day” è opera dei My Uncle The Dog, alias Alessandro Ducoli e i Bogartz. E, al massimo, si scomoderà qualche recensione importante, che poi non si sa bene che effetti porti, se ne porti.
Questo è un disco esagerato, che potrebbe suonare come un sacrilegio per coloro che sono cresciuti con il rock annacquato di oggi e per coloro che si ritengono portatori di una fede dogmatica dalla notte dei tempi: tutta gente che merita di essere profanata. E il rock’n’roll è ancora qui per questo, per liberare quell’”istinto animale”, che uno come Alessandro Ducoli conosce bene, dai tempi di Bacco il Matto.
“Tonight’s the day” è un discaccio, vero come ormai siamo poco abituati. È uno di quei (rari) dischi in cui anche i difetti giovano alla causa, servono a far buttare fuori l’anima nel caso qualcuno non se ne accorgesse: le chitarre che sembrano essere fuori controllo, il Rhodes incantato, la voce che urla di rabbia, quasi sbavando. Comincia così con la cover di “Tonight’s the night” di Neil Young e finisce con una scheggia ancora più infuriata, quasi psichedelica, dello stesso pezzo.
In mezzo Ducoli e i Bogartz ci mettono tutto il loro essere randagi: la vicinanza che li lega non è solo quella geografica delle valli bresciane, ma quella ideale, concreta, fisica, di un territorio rock, che ognuno segna a suo modo.
Ducoli con un cantautorato istintivo, bagnato nel blues e nel rock più viscerale. I Bogartz con un impatto che oggi chiamano stoner, ma che non è affatto giovanile.
È una sorta di iniziazione in cui le due voci danno sfogo alla propria parte più profonda, senza alcun timore: “Jennifer” è una botta da far male, molto più brutal di quanto dica il genere, mentre “Perfect” è un pezzo recuperato da “Anche io non posso entrare” in cui lo spirito di Bacco il Matto torna a gozzovigliare dietro a un’armonica.
In mezzo a tanto furore, i My Uncle The Dog sanno sempre dove andare, come quei cani randagi, che, dopo tanto cacciare notturno, trovano sempre la via del ritorno, a una tana che solo loro sanno. Così gli urletti di “Il dio dei cani” hanno l’intensità di “Simpathy for the devil”, mentre “Zachary Taylor” affonda le sue radici nel voodoo blues. Così il disco ha un corpo notturno e bastardo, che non si può definire narrativo solo per la sua irruenza.
Questo è infatti più uno scontro che un incontro, con gli anni di gavetta di Ducoli che si oppongono all’irriverenza dei Bogartz. Non si sa se e come questa collaborazione potrebbe continuare, proprio per l’impatto con cui si è verificata, ma “quella del poi” è questione futile: “Tonight’s the day” di risposta ne dà una sola.
A tutti coloro che si chiedono ancora che cosa può essere il rock oggi.

Track List

  • Tonight’s the night|
  • Lacqua|
  • Jennifer|
  • Tonight’s the day (worry?)|
  • Hey perfect|
  • Il dio dei cani|
  • Zachary Taylor

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