A Crow Looked At Me<small></small>
Americana − Folk

Mount Eerie

A Crow Looked At Me

2017 - P. W. Elverum & Sun
26/03/2017 - di
Come racchiudere il dolore in 40 minuti di musica. Così si potrebbero riassumere le sensazioni ed emozioni provate all`ascolto di questo intenso e drammatico A Crow looked at me, ultima fatica, nel vero senso della parola, del prolifico artista di Washington chiamato Phil Elverum.
Un tipo con una discografia sterminata, inizialmente con i Microphones, dissolti nel 2003 per lasciare spazio ai Mount Eerie, più vicini all`idea di un solista vero e proprio che a un gruppo come normalmente si intende.
I primi ci hanno lasciato in eredità almeno un disco straordinario, The Glow Pt.2 (2001), autentico capolavoro lo-fi di 66 minuti di durata, in seguito disponibile anche in versione raddoppiata con altre 20 tracce.
Sotto il moniker Mount Eerie, del quale lo stesso Elverum non mai ha spiegato il significato, ha inanellato una gran bella serie di album e cdr purtroppo riservati ad una ristretta cerchia di fedeli ascoltatori, un destino comune a molti altri grandi artisti della nostra era.

C`è una triste e drammatica storia nascosta fra i solchi di questo A Crow looked at me (un corvo mi guardò) e che inevitabilmente ce lo fa accostare ad un`altro recentissimo atto di dolore firmato Nick Cave, il suo Skeleton Tree appunto.
La morte per tumore al pancreas della moglie Genevieve Castrèe, pure lei musicista oltre che fumettista, avvenuta l`estate scorsa ha devastato la vita di Phil Elverum in modo irreparabile.
Definire intimo un disco come questo è fin troppo semplice, Mount Eerie ha spremuto tutto le sue energie, soprattutto mentali e chissà che fatica e stress deve aver sopportato per portare a termine un lavoro simile.
Le atmosfere sono pesanti, rarefatte, drammatiche e non potrebbe essere altrimenti, un disco che sicuramente in condizioni di salute normali Elverum non avrebbe mai registrato.
"Ho scritto i testi del disco sulla stessa carta che usava Genevieve, ho suonato i suoi strumenti guardando fuori dalla sua finestra preferita" racconta Phil.

Un album che semplificando qualcuno definirà lo-fi o minimalista ma qui dentro c`è molto di più. Le undici tracce si susseguono senza soluzione di continuità per i 40 minuti del disco, quasi a rappresentare un`unica suite intervallata da brevi pause e proprio per questo risulta difficile se non problematico individuare un episodio che svetti particolarmente. Ma nell`analisi di un album di questa natura sarebbe inutile se non crudele una sottolineatura simile.
Le due tracce in apertura, Real Death e Seaweed, ci rimandano al Lou Reed al rallenty di Berlin se proprio dobbiamo trovare un metro di paragone mentre il resto del lotto è già descritto in partenza dai titoli delle canzoni, Ravens (Corvi), questa abbinata ad un commovente video familiare, Forest Fire (Foresta di fuoco), My Chasm (Il mio abisso), Emptyness (vuoto) e via di questo passo.

Lo stesso Elverum sottolinea che il disco poteva tranquillamente chiamarsi Death is Real e in effetti non una nota qui dentro appare fuori posto, tutto sembra riassumere l`abisso mentale e psicologico nel quale è precipitato il musicista di Washington da qualche mese a questa parte. Sarà certamente difficile per lui riproporre questo materiale nelle future esibizioni live senza che angoscia e tormento non saltino fuori. Hold on Phil.

 

Track List

  • Real Death
  • Seaweed
  • Ravens
  • Forest Fire
  • Swims
  • My Chasm
  • When I Take Out The Garbage At Night
  • Emptiness pt. 2
  • Toothbrush/Trash
  • Soria Moria
  • Crow

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