Metamorphic Rock<small></small>
Derive • Suoni

Moraine Metamorphic Rock

2011 - Moonjune

03/08/2012 di Gianmario Ferrario

#Moraine#Derive#Suoni

Sempre dall’etichetta Monjune, NYC, arriva questo bel live dei Moraine registrato nel 2010 al NEARfest (importante festival americano per gli amanti della musica progressive).

La band, capitanata da Dennis Rea alla chitarra, propone un set strumentale ricco di scenari che si incontrano, come il mix etno-spaziale di Irreducible Complexity, open-track del concerto.

Ad esclusione del momento centrale dell’esibizione in cui, come la tradizione prog vuole, il tema primario si divide in altri sottotemi (i migliori mi sono sembrati Disillusioned Avatar e Disoriental Suite), il complesso in questione punta alla metamorfosi musicale aggiungendo un ingrediente alla volta e senza accavallare troppe variazioni in una traccia. Scelta che poi risulterà, nell’insieme, omogenea e piacevole per via di una coerenza di suoni capaci di collegare un input all’altro. 

L’arcobaleno sonoro include influenze che ricordano le jazzate della Mahavishnu Orchestra, l’heavy-prog dei Dream Theater e, udite udite, il richiamo italiano, testimoniato da Middelbrau, molto vicina agli Osanna da colonna sonora.
 
Metamorphic Rock Live è il secondo lavoro di questo gruppo e arriva un anno dopo l’esordio in studio (Manifest Density, 2009). Nonostante la sua giovane età discografica, il sound proposto suscita un’impressione antologica, come se fosse il lavoro di una formazione storica alle prese con il  disco commemorativo dei trenta-quarant’anni di carriera. Non si impone come un concept-album dunque (e non è obbligatorio) e, per paradosso, in alcuni momenti suona moderno come dieci anni fa, quindi espressivamente più vecchio e meno in voga rispetto a un suono di quarant’anni fa. Ma nulla toglie, gli ascoltatori di questo genere vogliono percorrere principalmente un’autostrada virtuosa, virtuosissima, e che il fraseggio comprenda almeno quattro, cinque, sei corsie (violini, sassofoni, synth ecc.), cavalcate in salita e poi in discesa, curve, strade interrotte e, infine, qualche casello. Più è complesso arrivare a destinazione, meglio è.

C’è tutto, lo spettacolo non delude. Ad esser sincero, forse, c’è troppo e un po’ appesantisce. Ma probabilmente sono io che, invecchiando, sto alleggerendo il mio orizzonte a pennate di folk acustico della durata di tre minuti a brano.  

Track List

  • Irreducible Complexity
  • Manifest Density
  • Save the Yuppie Breeding Grounds
  • Disillusioned Avatar/Dub Interlude/Ephebus Amoebus
  • Disoriental Suite
Kuru
The Okanogan Lobe 
Uncle Tang’s Cabinet of Dr. Caligari 
Blues for a Bruised Planet 
Waylaid
  • Middlebräu