Ziljabu Nights<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Miroslav Vitous

Ziljabu Nights

2016 - Intuition Records / IRD
04/01/2017 - di
L`ottavo volume della collana dedicata dall`etichetta tedesca Intuition Records e dal magazine Jazz Thing ai campioni del jazz del Vecchio Continente ruota intorno alla carimastica figura di Miroslav Vitous, il 68enne contrabbassista praghese noto ai più come membro fondatore dei Weather Report nel 1970. “European Jazz Legends” è un progetto di vasto respiro che ha già ospitato, tra gli altri, il nostro Enrico Pieranunzi, e affianca un saggio critico sulla rivista, un concerto – al Theater Gutersloh, nell`omonima cittadina tedesca – e un cd che riassume i momenti più significativi della performance e si chiude con un`intervista al protagonista. Chi ancora considera il jazz europeo come una semplice appendice di quello a stelle e strisce, o al contrario uno dei corresponsabili del colpevole allontanamento della grande musica afro-americana dalle sue radici più autentiche, troverà qui materiale in abbondanza per confrontarsi con un capitolo di storia artistica ormai consolidato e imprescindibile.

Vitous, che da bambino comincia a suonare il violino per poi passare al pianoforte e al basso, ha alle spalle cinquant`anni di carriera, sbocciata con il trasferimento a New York (1967) dove si forma come giovanissimo virgulto della nascente scena jazz rock e fusion. Tra le pietre miliari del suo percorso artistico ci sono il sodalizio con Chick Corea e il batterista Roy Haynes, nato nel 1968 e poi più volte riproposto nei decenni successivi, a cavallo tra il post-bop e il free, e l`esperienza nei Weather Report, che abbandona nel 1974, all`inizio della fase più funk e commerciale del gruppo. Professore al New England Conservatory di Boston e compositore fecondo, Vitous firma anche, dal 1979, una serie di importanti dischi da leader per l`etichetta tedesca Ecm, tra cui spiccano Universal Syncopations (2003), con Corea, Garbarek, DeJohnette e McLaughlin, e Music of Weather Report (2016).

In questo concerto tedesco lo affianca proprio la line-up dell`ultimo lavoro, dedicato ad alcuni pezzi scelti dal repertorio dei WR: una multinazionale del jazz composta dall`americano Gary Campbell (sax tenore), il canadese Robert Bonisolo (sax tenore e soprano) e il turco Aydin Esen (tastiere), mentre a completare la sezione ritmica c`è il nostro Roberto Gatto (batteria). Il centro artistico e musicale del progetto è il basso di Vitous, quasi sempre suonato con l`archetto e sostenuto dal pedale wah wah che ne amplifica ed estende le potenzialità, conferendogli un caratteristico timbro sonoro e una dignità da strumento solista a tutto tondo. I due fiati lavorano rigorosamente in coppia, rilanciandosi l`un l`altro e mantenendo sempre un certo understatement. Quel che più conta è infatti il ricco ed equilibrato dialogo tra i cinque musicisti, che si mantengono “democraticamente” sullo stesso piano (solo Esen sembra prendersi davvero, a tratti, il centro delle scena): un rilassato interplay privo di personalismi – Vitous nell`intervista finale preferisce parlare di “conversation” – che si delinea al meglio negli spazi offerti dai pezzi più lunghi.

L`intreccio fra il jazz elettrico dei primi anni Settanta, soprattutto davisiano (Bitches Brew è dietro l`angolo), e l`estetica free è molto marcato già nelle “spire” di Ziljabu, la traccia che apre il disco: sul concitato fondale creato dal basso, dai piatti della batteria e dalle tastiere si muovono i due tenoristi, alternandosi in brevi e languidi fraseggi che si completano a vicenda, senza virtuosismi. L`atmosfera cambia con Morning Lake, il pezzo firmato da Vitous per il primo disco dei Weather Report (1971) che qui si dilata all`infinito, in una lunga suite magica e incantata. Bonisolo passa al tenore, ma sono soprattutto le note del fuoriclasse Aydin Esen ad accarezzare l`ascoltatore, vicinissime a certa estetica smooth jazz senza però valicare il limite del buon gusto. Miro Bop, ripreso da Universal Syncopations, di boppistico ha soprattutto la pulsione ritmica ininterrotta di Gatto e una breve riff ripreso più volte all`inizio e alla fine del pezzo: per il resto ci si muove liberamente, in un`atmosfera sospesa e misteriosa, ricca di fascino. A chiudere il programma c`è lo standard Stella by Starlight, una melodia che, lavorata dall`archetto e dal pedale wah wah di Vitous, si fa spigolosa e acida, e introduce le diverse sfaccettature di un quintetto a geometria variabile: prima il basso, poi i due sax, le sfavillanti tastiere e infine di nuovo i fiati, efficacemente “provocati” da Vitous e Gatto

Ziljabu Nights è un`ora di jazz quasi cameristico da centellinare con pazienza, che ha il suo valore aggiunto proprio in un certo gusto europeo colto: di swing, blues e tradizione neppure l`ombra (meglio essere chiari), ma nemmeno di eccessi e contorsioni free, o dissonanze gratuite. Una conversazione appunto, davanti a una placida tazza di tè.

 

Track List

  • Ziljabu
  • Morning Lake
  • ZilJabe
  • Gloria`s Step Variations
  • Miro Bop
  • Stella By Starlight Variations
  • Interview with Miroslav Vitous