Ashes<small></small>
− Rock, Americana

Michael Mcdermott

Ashes

2005 - PAUPER SKY / BLUE ROSE RECORDS
18/05/2005 - di
Michael McDermott è un outsider, uno di quelli che ogni tanto centrano il colpo giusto e sembrano lì lì per fare quel salto che li potrebbe far rientrare in una categoria superiore.
Questo rocker di Chicago ha piazzato il suo colpo addirittura al primo tentativo: era il 1991 e “620 W. Surf” fece innamorare critica e appassionati. Poi seguirono una serie di episodi, con cui Michael non riuscì a mantenersi all’altezza di quel disco, nonostante qualche lampo qua e là, compreso l’apprezzamento esplicito da parte di Stephen King (che non sempre ci prende in fatto di rock, ma che è comunque garanzia di una certa esposizione). Se a questo aggiungiamo che ha dovuto affrontare qualche difficoltà contrattuale e riorganizzare la sua carriera secondo una logica indipendente, ne concludiamo che Michael McDermott è uno di quei musicisti per cui proviamo simpatia, che ci fa piacere ritrovare in forma, pronto a giocare ancora qualche colpo.
“Ashes” è il suo sesto disco ed è stato pubblicato prima sul sito www.michael-mcdermott.com (dove sono reperibili anche gli altri albums, compreso “Beneath the ashes” che dovrebbe essere il seguito di questa raccolta) e poi dalla Pauper Sky: solo quest’anno è giunto in Europa grazie alla distribuzione della Blue Rose.
A chi lo avesse perso di vista, McDermott riserva qualche sorpresa, perché “Ashes” non è il solito disco da “loser” del rock’n’roll e non è nemmeno il solito lavoro mainstream come sembravano suggerire i precedenti: le canzoni hanno ora forti potenzialità, anche radiofoniche, anche dal punto di vista della modernità del suono.
Il buon numero di dischi fin qui autoprodotti devono essere serviti per mettere a fuoco la propria capacità in studio, tanto che l’autore si trova spesso a suonare molti degli strumenti e ad utilizzare qualche suono ed arrangiamento preparato.
Ne viene un disco amaro, di un gradino inferiore all’ultimo Matthew Ryan e di un gradino invece superiore al rock da FM di Reto Burrell: McDermott dimostra di avere il piglio per scrivere canzoni immediate, ma non frivole, da ascoltare ad alto volume ma non da lasciar uscire dal finestrino.
Rispetto a Matthew Ryan, non scava tanto nel mood del pezzo, ma punta piuttosto a spingerlo rischiando soluzioni a volte anche facili, pronte ad esaltare l’FM-rock. Una certa prevedibilità è pagata in termini di debiti, quando vengono a galla gli Aerosmith (“Everything I got” ) e soprattutto Springsteen (“Gonna be good” e “Around the world”). Però si tratta di particolari, di cavilli, perchè “Arm yourself”, “Dance with me” e “Darkest night of all” sono pezzi che crescono oscuri, colmi di un suono che coniuga il rock con il moderno, il cantautorato con il radiofonico.
Ogni tanto torna ad emergere il folk-rock degli inizi, ben modulato soprattutto in “Hold Back a River” e “Sword of Damocles”, ma anche qui McDermott dimostra di essere pronto per una nuova fase della sua carriera.
Per tornare ad assestare un colpo da ko, gli manca solo una band tutta sua, capace di sostenerne le interpretazioni, e un briciolo di continuità, che lo porti ad eliminare certi eccessi in fase di spinta (FM).

Track List

  • Arm Yourself|
  • One Way to Go|
  • Hellfire in the Holyland|
  • Baby I|
  • Dance With Me|
  • Hold Back a River|
  • Darkest Night of All|
  • Grace of God|
  • Everything I Got|
  • Sword of Damocles|
  • Gonna Be Good|
  • Can´t Sleep Tonight|
  • Around the World

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