Our earthly pleasures<small></small>
− Americana

Maximo Park

Our earthly pleasures

2007 - Warp / Self
28/05/2007 - di
Talvolta il post-punk oscilla tra impeti di rabbia riversata sul sociale ed esaltazioni non-sensical dell’edonismo di massa.
Gli inglesi Maximo Park viaggiano su un’altra lunghezza d’onda e il loro secondo album non fa che confermarlo. Come dimostrano anche le copertine del disco e dei relativi singoli (dopo “Our Velocity”, il prossimo sarà “Books From Boxes”), al centro della loro attenzione sono le relazioni interpersonali, che diventano spunto per una dolente polemica sui falsi valori della vita contemporanea (v. i sentenziosi ed amari versi “People are judged on their mistakes And how much money they make”) e sui suoi riti, tra canonici ritmi frenetici di un divertimento che è automatismo del corpo, incapace di colmare i vuoti dell’animo, e cinici rituali di ipocrisia, deputati a mascherare abissi di solitudine e incomunicabilità.
Più che urlare, la band di Newcastle è voce critica e intelligente, persino nei momenti più intimisti, allontanandosi dai canoni della musica autoreferenziale che si compiace della propria superficialità, anche quando esprime il disincanto di chi ben conosce i meccanismi dell’illusione e della delusione. Punti di forza delle canzoni dell’album sono ritmi spezzati e “addictive”, riff di chitarra che si ripetono con costanza ossessiva per essere poi scompaginati da aperture più melodiche, muri di chitarre distorte, beat elettronici e synths metallici, contrapposti al gusto per il suono limpido del piano, che sfiora la forza e l’onnipresenza che aveva in certi dischi rock ‘n roll.
Le sonorità moderne volutamente frante costruiscono così una gabbia di ritmi caratterizzati da un’algidità calcolata che sembra esprimere le ansie di una vita sempre più meccanica, che bagliori leggeri di poesia cercano di infrangere. La voce di Paul Smith, che pure ha una presenza scenica eccentrica e vagamente allucinata, non acquista mai un languore sopra le righe e, pur essendo in grado di acquisire una certa toccante enfasi, non rinuncia ad un rigore e ad una pulizia classica, che non scade negli eccessi del pathos teatrale o della rabbia gridata.
Vibra nel disco il desiderio di non trascorrere la vita “being nervous about tomorrow”, ma lo sguardo dal presente slitta inevitabilmente al domani, nelle istantanee delle attese frustranti di quanti temono di ritrovarsi a dormire in città separate per svegliarsi a contemplare futuri disparati (cfr. alcuni degli episodi più felici dell’lp, come “By Your Monument”, “Russian Literature”, l’accorata “Karaoke Plays”). La malinconia non appanna però la contagiosità dei ritmi, che, tra chitarre smithsiane, electropop e new-wave anni ’80 post-Franz Ferdinand, riescono a risultare nel complesso catartici, stimolando l’ascolto continuato.

Track List

  • GIRLS WHO PLAY GUITARS|
  • OUR VELOCITY|
  • BOOKS FROM BOXES|
  • RUSSIAN LITERATURE|
  • KARAOKE PLAYS|
  • YOUR URGE|
  • THE UNSHOCKABLE|
  • BY THE MONUMENT|
  • NOSEBLEED|
  • A FORTNIGHT’S TIME|
  • SANDBLASTED AND SET FREE|
  • PARISIAN SKIES