That’s what i found out<small></small>
Emergenti

Maurizio Pugno

That’s what i found out

2007 - Pacific Blues Recording
11/03/2008 - di
Di bluesmen in Italia ce ne sono pochi, anzi, forse proprio non ce ne sono e per questo quei pochi adepti che scelgono di dedicarsi al genere sono costretti a fare esperienza all’estero.
Così ha fatto Maurizio Pugno, chitarrista umbro in giro da quasi vent’anni tra progetti anche internazionali: oltre a gruppi propri dalla portata più locale, come la Wolves Blues Band e il Rico Blues Combo, ha difatti collaborato in studio e dal vivo con Tad Robinson, Dave Specter, Mark Dufresne e Kellie Rucker.
Non a caso questo suo esordio solista è uscito per l’americana Pacific Blues Records ed è scritto, suonato ed interpretato a quattro mani con Sugar Ray Norcia (Roomful Of Blues).
Nonostante la presenza di una voce e di un’armonica di prestigio come quella di Norcia, “That’s what I found out” risente dei soliti limiti del “blues made in Italy”, che troppo spesso si presenta come una riproduzione dell’originale americano. Tutte le tracce infatti sono eseguite con ottima perizia ma con poca personalità: si sente la mano del musicista esperto, così come si sente che l’album fatica ad andare oltre la solita raccolta di esercizi di stile (il che non è comunque disprezzabile).
Ognuno dei quindici pezzi suona come un rifacimento di un particolare stile blues: Chicago blues, Texas blues, jump blues, swing, qualche passo di shuffle ecc. Le influenze maggiori provengono da Jimmy Reed, B.B. King, Ronnie Earl e dai fratelli Vaughan, questo per dire che Pugno è musicista molto ben preparato sul classic blues.
Forse anche troppo, al punto che il disco scorre come fosse un invito ai collezionisti a riconoscere le origini di ogni take: dall’iniziale “Opening act” con tanto di organo alla Jimmy Smith, passando per il jive da swing band di “That crazy girl of mine” per qualche slow blues e poi via via per un paio di numeri old time tra r&r e r&b anni ’60, è tutto un citare, un fare il verso. Non mancano ovviamente le cover: un Willie Dixon in versione big band e un Horace Silver che fa molto gospel.
In mezzo a tanto materiale Pugno ci mette idee sue e tra queste almeno l’attacco di “Bite the dust” e il funky denso tra chitarre e fiati di “A mind to give it up” (comunque riconducibile ad Albert King).
Il risultato è soddisfacente e potrebbe intrigare i bluesofili più accaniti, ma in definitiva si tratta di un altro clone del blues americano.
Visto il bagaglio di cui l’autore dispone, si resta comunque con la speranza che questo sia stato un omaggio ai suoi padri musicali. E che, una volta pagati tutti i suoi debiti, Maurizio Pugno possa suonare il suo blues.

Track List

  • OPENING ACT|
  • THAT CRAZY GIRL OF MINE|
  • BITE THE DUST|
  • KEEP ON SAILIN´|
  • WHEN MY FATHER MET CHARLIE’S UNCLE|
  • IT MUST BE YOU|
  • THAT´S WHAT I FOUND OUT|
  • A MIND TO GIVE IT UP|
  • I LOVE YOU BABY|
  • TAKE IT ALL BACK BABY|
  • OH LOUISE!|
  • FINE LONG LEGS|
  • BLACK ANGEL|
  • I LOVE THE LIFE I LIVE|
  • THE PREACHER