Dark Enough to See the Stars<small></small>
Americana • Songwriting

Mary Gauthier Dark Enough to See the Stars

2022 - In the Black/ Goodfellas

07/07/2022 di Laura Bianchi

#Mary Gauthier#Americana#Songwriting

Bentornata, Mary Gauthier. Ci eri mancata, in questi lunghi quattro anni, che sembrano otto. Anni difficili, per noi e per te, densi di problemi globali e personali, di dolori per la perdita di ottimi amici (Nanci Griffith, John Prine e David Olney fra gli altri), di attese spesso deluse. Ma la cantautrice di Nashville ha vissuto, nella sua esistenza, tanti rovesci di fortuna e disillusioni che sembra naturale, per l'ascoltatore affezionato, trovare in Dark Enough To See The Stars, il suo ultimo lavoro, speranza e fiducia, nella vita e nei suoi valori più autentici. Non è un caso che il titolo tragga ispirazione proprio da una celebre frase di Martin Luther King, Jr., dal suo ultimo discorso prima di essere assassinato.

Circondarsi di quanto ci fa stare bene, nei momenti di buio, è salvifico: come guardare le stelle in una notte buia, senza lamentarsi perché non c'è il sole, ma, alzando lo sguardo, sprofondare nell'infinito di quelle luci lontane, che ci parlano di un'eternità inconcepibile per le nostre menti, ma immaginabile per il cuore.

Gauthier si è circondata di amici fidati anche per la costruzione di questo disco, perché sa bene che tutti, almeno una volta nella vita, hanno pensato che ce l'avrebbero fatta with a little help from my friends; così, eccola con due musicisti degli Orphan Brigade, Ben Glover e Neilson Hubbard, quest'ultimo messo a guida della produzione; eccola con la compagna di arte e di vita Jaimee Harris, intensa background vocals nella traccia che dà il titolo al lavoro, e in molte altre; eccola con Michele Gazich, in una struggente e luminosa How could you be gone, dedicata alla carissima amica Betsy, insieme alla delicata Where Are You Now; eccola con Beth Nielsen ChapmanPeter Case, Paul Marhoefer e Darden Smith, a costruire dieci canzoni che potrebbero essere interpretate, e ascoltate, come un concept album su perdite e ritrovamenti, delusioni e speranze.

L'artista sa come muoversi nel buio dell'anima, e possiede un radar speciale per cogliere i barlumi di vita che attendono solo di essere scoperti e afferrati; sa anche come porgere la musicamedicina a chi l'ascolta, con garbo fermo, convinzione e autorevolezza, attraverso una voce che, nel passo degli anni, rimane intatta nella potenza, e si fa, se possibile, ancora più vibratile ed espressiva.

Difficile quindi scegliere fra le tracce; Hubbard ha saputo dare coerenza al suono complessivo, pur nella varietà delle scelte armoniche, come se Gauthier fosse l'erede naturale degli artisti scomparsi; e così è possibile gustare l'atmosfera energica e on the road di Fall apart world che ricorda The Band, lasciarsi trascinare dalle vivide immagini di una Amsterdam vissuta con la persona amata (‘None of this is going to last, all of it is going to pass, but I look into your eyes and see, I’ve got everything I’ll ever need’), o perdersi nelle riflessioni intimiste e delicate di The Meadow, in miracoloso equilibrio fra pedal steel (Fats Kaplin) e piano, mentre la voce di Gauthier eleva un canto d'amore purissimo: Won't you meet me in the meadow? We could look up at the stars / Lean into the wind, dream again, find out who we are. 

Le ultime due tracce, comunque, ci conducono a vedere la luce delle stelle della fiducia, nella vita e in noi stessi: About time, con un assolo di armonica che lacera e consola, e Till I see you again, arpeggio di chitarra, tocchi di piano, cuore che parla attraverso la voce: “May there be no more struggle, no more pain; may you sleep inside the stillness of the light, till I see you again.”

Bentornata, Mary, anima che interpreta la ricerca di luce che vive dentro ciascuno di noi.

Track List

  • Fall Apart World
  • Amsterdam
  • Thank God for You
  • How Could You be Gone
  • Where Are You Now
  • Dark Enough to See the Stars
  • The Meadow
  • Truckers and Troubadours
  • About Time
  • Till I See You Again

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