The Rocket<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Martin Tingvall

The Rocket

2019 - Skip Records / IRD
01/12/2019 - di

Martin Tingvall, quarantacinquenne pianista e compositore svedese, non è nuovo a concedersi divagazioni solitarie al di fuori del suo tradizionale “cantiere” di lavoro, l`apprezzato Tingvall Trio con il contrabbassista cubano Omar Rodriguez Calvo e il batterista tedesco Jurgen Spiegel. Con The Rocket siamo così arrivati al terzo excursus in piano solo dopo En Ny Dag (2012) e Distance (2015). Il pianismo solista nel jazz gode di un successo sempre crescente anche tra gli ascoltatori occasionali di questa musica, e la sua frequentazione sembra qualche volta sconfinare nella moda del momento o nella venerazione acritica per il protagonista di turno. Tingvall ha il merito di proporre la sua interpretazione personale della formula, che privilegia la sobrietà, la luminosità e la cantabilità delle note rispetto al fluire continuo e sovrabbondante di idee ed emozioni. Questo The Rocket regala quattordici acquarelli virati seppia, quattordici cammei a temperatura emotiva sempre controllata, come prevede l`estetica nordica. Siamo al confine tra jazz, musica classica e musiche “d`ambiente”, ma ogni banalità e superficialità è bandita. Più che alle complicate costruzioni armoniche, Tingvall è interessato alle canzoni, alle melodie: ogni brano ne distilla più di una in pochi minuti, in parte scritte e in parte improvvisate. Sono melodie che suggeriscono situazioni e reminiscenze sempre diverse, qualche volta accompagnate nell`esecuzione da quei compiaciuti mugolii che sono il marchio di fabbrica di un ben più illustre collega del pianista svedese.

L`iniziale Hope fornisce un canovaccio che poi ritroveremo spesso: il basso continuo della mano sinistra è un appiglio sicuro che ci consente di non perdere il filo, mentre la mano destra dipinge quadretti di pacata serenità quotidiana. In Motion richiama lo stesso schema con ancora maggior sobrietà; l`atmosfera però è decisamente più malinconica. The Rocket III è costruita intorno a un breve motivo a spirale, ripetuto dall`inizio alla fine del brano. Il lirismo di Tingvall emerge ovunque, spontaneo ma controllato, libero ma mai eccessivamente astratto, come in Floating, caratterizzata da una maggiore complessità: le due mani “ondeggianti” si prendono la scena alternativamente e ci sfidano a seguirle, aggiungendo sempre elementi nuovi. Il ritmo si fa più incalzante in Echoes From The Past, brano a tempo dispari che evidenzia i legami di Tingvall con la musica classica, mentre Piano Man apre a uno swing brillante e forse un po` autoironico, con qualche vamp blues. Dark Matter si sviluppa invece seguendo un percorso che alterna due sezioni tematiche, ciascuna riproposta due volte, e una parte di improvvisazione. Fino al commosso commiato di Goodbye For Now, l`atmosfera è ovunque di tranquilla riflessione e serena creatività, senza sbavature o esagerazioni, in netta contrapposizione rispetto allo sbracato rumoreggiare egocentrico dei tempi in cui viviamo. In questo senso un disco come The Rocket si propone anche come una facile e necessaria via di fuga verso un`orbita appartata, da raggiungere con un comodo razzo interstellare.

 

Track List

  • Hope
  • First Steps
  • The Rocket III
  • Floating
  • Piano Man
  • Dark Matter
  • In Motion
  • From Above
  • Echoes From The Past
  • No Gravity
  • Lost In The Space
  • Tales
  • Castle Song
  • Goodbye For Now