Beyond the horizon<small></small>
− Americana

Marshall Tucker Band

Beyond the horizon

2004 - RAMBLIN’ RECORDS / SHOUT! FACTORY
16/09/2004 - di
Ricaricata dalle recenti ristampe in versione remastered e soprattutto dalla pubblicazione di “Stompin’ room only”, live del 1976 inspiegabilmente mai pubblicato, la Marshall Tucker Band torna con un “nuovo” album.
“Beyond the horizon” non può che essere l’ennesimo tentativo di continuare il cammino intrapreso una trentina d’anni fa: nostalgia, revival, ma più che altro desiderio di aggiungere qualche miglio ad una storia svoltasi soprattutto on the road e on stage. Ne è prova il fatto che questo è probabilmente il miglior lavoro pubblicato a nome della MTB dai suoi tempi storici.
Già la copertina è un chiaro riferimento al debutto omonimo del 1973: la land of plenty che allora si offriva all’uomo, disegnata sotto un cielo dai colori vividi, è diventata una terra arsa e desolata. Niente più cascate, nè boschi incotaminati, e soprattutto nulla più da cacciare: rimane un cavaliere solitario che scruta l’orizzonte, metafora della situazione attuale della band, ma anche in generale del territorio in cui il rock, e il southern-rock in particolare, si trovano a vivere.
Della formazione originale è rimasto solo Doug Gray, voce e anima di un suono che ha fatto scuola, basti pensare a jam bands come String Cheese Incident, Moses Guest, Widespread Panic e Moe, tanto per fare qualche nome. Difficile però dire se la MTB di oggi meriti di portare lo stesso nome: fatto sta che “Beyond this horizon” suona bene. Non è nulla di eclatante, è un lavoro discreto, a tratti scolastico e a tratti riassuntivo di quanto già fatto: d’altronde il meglio è stato dato negli anni ’70, quando erano della partita Toy e Tommy Caldwell.
Eppure Doug Gray dimostra di possedere ancora parte dell’anima e del suono di un tempo: l’iniziale “Ride of your life” contiene una profusione di stacchi e di arrangiamenti di flauto che riporta alla memoria quella “Take the highway” che aveva aperto la storia della band. C’è poi una quantità di soul e di r&b, buona a ricordare quanto il southern-rock della MTB fosse aperto e quanto abbia influenzato anche tanto country-rock delle ultime generazioni (un nome su tutti, Say Zuzu). Il Texas e la West Coast, il country e il folk, Van Morrison e The Band, il gospel e il boogie, lo swing e il bluegrass si fondono con perizia e con una forza positiva che non mancano ancora di spingere verso quell’utopica coralità, vero marchio di fabbrica della band. Qualcosa però è cambiato, non ultimo i tempi, e fa un certo effetto ascoltare oggi quello che all’epoca avrebbe potuto essere un cavallo di battaglia come “King of the Delta Blues”.
Qualche brivido c’è, ma forse è un fatto di nostalgia, anche se quel marpione di Doug Gray dimostra di sapersela ancora cavare: gli bastano trenta secondi di bluegrass per chiudere il disco e scacciare qualunque malinconia.

Track List

  • Ride of your life|
  • Give it all you’ve got|
  • Texas on my mind|
  • Beyond the horizon|
  • Into your eyes|
  • King of the Delta Blues|
  • Set you free|
  • The rain|
  • Angel (with a Honky Tonk heart)|
  • Midnight promises|
  • Never find another you|
  • Down this road before, Part I