Io mi ricordo l`Aquila<small></small>
Italiana − Canzone d`autore

Mario Castelnuovo

Io mi ricordo l`Aquila

2018 - L`Allegretto dischi
21/12/2018 - di
Le canzoni di Mario Castelnuovo corrono come passaggi di nuvole quando c’è vento. Come le nuvole filano, ristanno in cumuli solo apparenti, si sfrangiano, si slegano, scappano ancora via. E chissà quante forme puoi intravederci dentro, se solo riesci a andarci dietro ad occhi chiusi: la forma-rovo, la forma-castello, la forma-signorine adorate, la forma-istrice, la forma-fantasma, la forma-cavaliere, la forma-aquila, la forma-incendio, la forma-amore impossibile, che semmai l’amore avesse forma sarebbe somma: la somma delle forme, delle facce, delle storie, degli amori potenziali. Le canzoni di Mario Castelnuovo non si spiegano: si assumono e basta. Si assumono di per sé, per ciò che sono e per ciò che potrebbero essere. Cioè - altra declinazione -  sguardi frastagliati sulle cose visibili e invisibili, aure sbieche, zone del crepuscolo, epos e anti-epos, fili di canapa, sottotrame di significato, suggestioni, lune, cuori di tenebra e voli di aquile, misura e appuntamenti col tempo nel tempo.

Le canzoni di Mario Castelnuovo sono colori. Sono acquerelli. Sono piani ravvicinati di cielo e terra coniugati per voce sola, la sua: una delle più belle della canzone italiana, nel senso di piena, di espressiva. Era già bella quando cantava Oceania e non ha perso un grammo della sua incisività, se mi spiego. C`è una bimba che occhieggia al futuro nell`acquerello del nuovo disco di Mario Castelnuovo. L’ha dipinta  lui stesso, e chissà che non sia Fiore di mezzanotte riemersa dal passato dei suoi primi dischi e diventata sintesi delle due tracce del 45 giri. Io mi ricordo l’aquila e Quant’è bella la vita, sono le tracce. La bellezza, contraltare alla miopia e/o alle sciagure degli uomini, il loro filo rosso. Il disco è un vinile: il lato A è quello della title-track. Io mi ricordo l’aquila scaturisce da un’ostinata adesione alla memoria. In questa accezione l’Aquila diventa metafora delle città-fantasma, le ghost town della geografia italiana di cui - per lontananze geologiche o sociali – si è persa traccia o ci si ricorda a appena (in forma onirico-evocativa parla di questo anche La mappa del buio, il suo ultimo romanzo Castelvecchi).

La canzone è - in tre aggettivi: trans-mediale (no retorica e diversa poesia), suggestionante, aerea. Sostenuta dalla potente interazione delle voci di Mario Castelnuovo e di Bianca Giovanni. Il brano che occupa il lato B si intitola Quant’è bella la vita e sta già tutto nel titolo: un inno alla gioia possibile. Un’apologia dello sguardo nuovo che si immagina negli occhi della bambina dell’acquerello. Un canto d’amore pensato per la vita, le cui irruzioni soleggiate, la cui voce interiore che è nell’anima di ogni essere vivente, scacciano (dovrebbero scacciare) i pensieri-avvoltoio che spesso ci abitano, ci distraggono, ci spaventano. Io mi ricordo l’aquila è dunque un disco-paradigma senza pedanteria. Un disco soleggiato e resiliente. Un disco esatto - un disco che dura quanto deve durare - in quanto espressione di un lampo. Di uno stato di grazia. Di una necessità creativa di cui rendiamo grazie a Castelnuovo che ci lascia sul più bello ma con il desiderio di approfondire, di rispondere all`invito resistenziale. I due singoli sono in distribuzione nei negozi - speciale packaging in copia limitata con vinile+CD+acquerello su carta pregiata - e in versione digitale nei principali store online.

 

Track List

  • Io mi ricordo l`Aquila
  • Quant`รจ bella la vita

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