Before the poison<small></small>
Rock Internazionale

Marianne Faithfull

Before the poison

2004 - Naïve
16/12/2004 - di
La splendida foto in copertina di James Baptiste Mondino sembra mettere a nudo, ancor più delle canzoni, l’anima di Marianne Faithfull. Nel suo viso malinconico, nel suo sguardo, si legge ancora il dolore. La vita le ha dato molto e non le ha risparmiato nulla, la vita le ha lasciato segni che non si cancellano. Eppure in lei ardono ancora la passione e l’amore. Per la vita e per quel dannato rock che giovanissima la costrinse a sopravvivere a Mick Jagger e ai suoi Rolling Stones.
Non mollò, non lasciò che a parlare di una ragazzina ventenne che aveva provato di tutto fossero solo le cronache e i segni che già solcavano il suo volto. Musicalmente aveva prodotto una quantità significativa di album e singoli, eppure la sua carriera solista doveva ancora iniziare. Ci vollero dieci anni per riprendersi e una dozzina per sfornare il suo primo vero capolavoro, quel “Broken English” del ’79 al quale seguirono altre piccole gemme impreziosite dalla tonalità della sua voce.
Inutile citarli tutti, ognuno meriterebbe un capitolo a parte, ad iniziare da “Strange Weather” dell’87 e proseguendo con i più recenti episodi in cui il magico Daniel Lanois aveva lasciato la sua impronta e Leonard Cohen aveva avuto più di un sussulto nel riascoltare la sua “Tower of Song”, riletta come solo la Faithfull avrebbe potuto.
Eh si, perché al centro di tutto, anche di questo sorprendente disco, ci sono ancora le sue corde vocali. La sua voce roca, così tesa che sembra sempre sul punto di spezzarsi, ancora oggi riesce a regalare forti suggestioni che non possono non ferire il cuore. Il suo modo di cantare è tragicamente sincero, l’onda emotiva che trasporta ogni canzone travolge l’ascoltatore, ne invade l’anima.
Ha davvero pochi eguali l’intensità con la quale Marianne, indiscussa signora del rock, riesce ad interpretare brani che sembrano modellarsi su di lei come abiti di sartoria. E gli stilisti, in questi caso, rispondono al nome di Pj Harvey e Nick Cave. Due vecchie volpi che, sapendo di dover “vestire” una modella ancora al top, ricamano una serie di abiti che appena indossati da Marianne Faithfull si trasformano in autentici capolavori.
Citiamone due: “The Mystery Of Love” nella quale l’energia di Pj viene distribuita con equilibrio, trattenuta come il finale di un film giallo che non si vuole rivelare e “Crazy Love” dove il piano di Nick Cave, la voce di Marianne Faithfull e il violino di Warren Ellis diventano imprescindibili l’uno dall’altro, creando un flusso sonoro da brividi. Basterebbero queste due canzoni per raccontare l’album e per giustificarne l’acquisto.
Ma se tutto il resto viaggia su piani altissimi, anche quando la musica e i testi, “Last Song”, sono di Damon Almon (Blur), che aveva già regalato la title-track del precedente “Kissing Time”, allora possiamo dire di trovarci di fronte ad un disco che non finirà presto nei nostri scaffali a prender polvere.
Quanta vita c’è nella sua splendida “prima del veleno”? Quanta rabbia trasuda? Il rancore si arrampica sulla chitarra elettrica di Pj Harvey, mentre l’antidoto arriva ancora dalle note del piano di Cave, il solo capace di placare i suoi fantasmi.
D’altra parte Cave è uno che di fantasmi se ne intende: chi meglio di lui, che ha attraversato l’inferno e ha trovato solo nel profondo degli abissi la serenità, avrebbe potuto prendere per mano Marianne per provare a infonderle quel senso di pace interiore di cui sembra ancora avere un maledetto bisogno?
Forse solo quella tenera bambina che le sue larghe braccia ancora non stringono a sè.

Track List

  • THE MYSTERY OF LOVE|
  • MY FRIENDS HAVE|
  • CRAZY LOVE|
  • LAST SONG|
  • NO CHILD OF MINE|
  • BEFORE THE POISON|
  • THERE IS A GHOST|
  • IN THE FACTORY|
  • DESPERANTO|
  • CITY OF QUARTZ

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