SÆRA I EUGGI<small></small>
Italiana − Folk

Marco Cambri

SÆRA I EUGGI

2018 - OrangeHomeRecords
07/02/2019 - di
Chiudi gli occhi, e ascolta: Særa i euggi è più di un titolo dell`ultimo lavoro del cantautore ligure Marco Cambri, ma è un invito, un consiglio, un regalo che arriva in questi mesi difficili, in cui parlare di radici, di cultura locale, di tradizioni, può significare scivolare in una china di ideologie chiuse e ottuse. Invece l`opera di Cambri è autenticamente folk, pur presentando brani originali, perché sonda un mondo che sopravvive vivido nei ricordi del cantautore, colorandolo, grazie alla produzione di Raffaele Abbate e agli arrangiamenti di Marco Cravero, di tinte variopinte, che prendono ispirazione dalla world music più ricca di significato.

"Se ogni tanto arrivo, è perché vengo a cercare questa piazza, queste facce, questo modo di parlare che mi è rimasto nelle orecchie sin da quando ero bambino...": in Pasòu e rive Cambri disegna il proprio progetto con nitidezza e convinzione, e conduce l`ascoltatore in un percorso umano e musicale affascinante e per certi versi inaspettato, unendo passato e presente con la cifra di suoni insieme antichi e contemporanei, per affrontare tematiche e metafore sempre attuali.

Ad esempio, il crescendo emozionante e trascinante della battuta di caccia al cinghiale in Battua, con un dialogo fitto fra le percussioni di Marco Fadda e Marika Pellegrini e il banjo di Cravero, assume coloriture quasi tragiche, e versi come Negli occhi la voglia e la paura di trovarselo di fronte, abbiamo il diavolo che ci guarda diventano emblematici di qualsiasi caccia all`uomo nero, braccato da cacciatori implacabili; oppure, il vecchio adagio delle nonne Attenti agli zingari che ti portano via! diventa, per converso, in Che rîe!, il pretesto per un indiavolato jazz manouche, concluso con una sferzante versione in genovese della celebre invettiva di Dante nel XXXIII canto dell`Inferno, a sottolineare i luoghi comuni dei Genovesi, d`ogne costume e pien d`ogne magagna, e a ribadire che chi di luogo comune ferisce...

A sostenere il tutto, oltre che i suoni dei musicisti, anche il suono della lingua; un dialetto purissimo e vibrante, nel solco del De André di Creuza de mä, che viene cantato dalla ruvida e espressiva voce di Cambri, modulata sulle stagioni vissute e sulle esperienze che lo hanno formato, come comunica in Canto, riepilogo di un`esistenza sul filo del dubbio e delle ipotesi di senso, chiuso da un toccante assolo di chitarra: Canto per non sentirmi stanco; qui Cambri trasmette una vibrante richiesta di ascolto e di condivisione.

Genova è città da sempre crogiolo di lingue, culture e suggestioni, e Cambri respira da lontano quell`aria, come Montale, guardando dalla collina le scaglie di mare e i detriti del suo porto, raccogliendone la parte che a suo giudizio può più efficacemente esprimere quanto desidera; così, l`ascoltatore viene trasportato nelle atmosfere multiformi, ricreate dall`artista, e si immerge nel suo punto di vista, arricchendosi. Si ascolti ad esempio la traccia che dà il titolo all`album, una storia di amore torrida e sudamericana, fra bandoneòn e pianoforte, narrata con ironia e disincanto, che convince e conquista; oppure il dolce valzer Ma mi gh’ò lê, in bilico fra contrabbasso, spazzole, fischio e sei corde, a disegnare equilibrismi del cuore.

La sapienza compositiva di Cambri merita un pubblico ancora più vasto; ci auguriamo di ascoltarlo presto dal vivo.

 

Track List

  • Coverte pezanti
  • Ægoa do bronzin
  • Che rîe
  • battua
  • Ma mi gh`ò lè
  • Særa i euggi
  • Canto
  • A bagascia a dûa
  • Passo
  • Desoëtaddo
  • A u Gusto
  • Pasòu e rive