This is not a Harp<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz • Cameristico

Marcella Carboni Trio This is not a Harp

2020 - Barnum for art

23/12/2020 di Edoardo Mazzilli

#Marcella Carboni Trio#Jazz Blues Black#Jazz

Un album che vede come protagonista un’arpa molto probabilmente verrebbe associato dall’immaginario comune a delle sonorità morbide, dolci e rilassanti. E' proprio facendo leva su questa “ovvietà” che Marcella Carboni ha scelto il titolo per il suo ottavo progetto, This is not a Harp, uscito nel 2020 per l’etichetta Barnum for Art.

Impossibile non associare immediatamente il titolo alla celebre pipa di Magritte - “Ceci n’est pas une pipe” (Questa non è una pipa) - perchè è proprio all’inganno delle immagini del pittore belga che si è voluta ispirare l’arpista sarda creando il suo personale “inganno dei suoni”.

Accompagnata dal bassista Paolino Dalla Porta e il batterista Stefano Bagnoli, Marcella Carboni ha dato vita a progetto molto osato, a tratti oltraggioso, pronto a sbalordire l’immaginario comune e dimostrando che la sua non è un’arpa come ce la si può aspettare.

Il disco deve molto a Magritte non solo per il titolo ma anche per lo stile, perchè “surrealista” è la parola giusta per definirlo. Per quanto la struttura sia ben delineata - dodici tracce originali di cui otto “oggetti reali e razionali” (tracce più lunghe) e quattro “pillole di interpretazione radicale” (tracce più brevi) - quello che vi scorre dentro è indomato e piacevolmente caotico.

Basso e batteria creano basi magnetiche, con sonorità digitali e moderne su cui l’arpa disegna arpeggi che tengono in sospeso l’ascoltatore e sviluppano un angosciante contrasto tra l’intrinseca dolcezza dello strumento e il modo in cui viene suonato.

Nei quattro brani più brevi - “le follie sonore” - non ci sono regole: batterie suonate in reverse, manipolazione del suono, contrasti timbrici e altri giochi che scaraventano in una realtà immaginaria e delirante. I pezzi più lunghi invece hanno colorazioni diverse e ritmi mutevoli e denotano la poliedricità del trio. Si passa dalla tenerezza materna de’La Follia Italiana alla meccanicità di Mindful, o l’atmosfera iniziale de’ Il Piccolo Principe, dove l’arpa della Carboni è al comando di una stanza cupa che sfuma fino a ritrovare serenità. La scrittura dei pezzi mantiene sempre un linguaggio jazzistico, a volte camuffato e reinterpretato.

Il duettare di arpa e basso è stato sfruttato con genialità, giocando sul grande contrasto timbrico degli strumenti che occupano i poli opposti delle scale. La leggiadria e la finezza dell’arpa avvolge le note calde e profonde del basso che scorrono linearmente guidate dalle percussioni.

Il suono è fluido e originale, moderno e all’avanguardia, tutto ciò che probabilmente non ci si aspetterebbe da questi tre strumenti insieme. Il disco nel complesso è un viaggio, a tratti psichedelico, che trascina in un maelström di tensioni irrisolte e disegni astratti che sembrano non completarsi mai.

Una piacevole scoperta di suono ricercato e alternativo.

Track List

  • 1. The Treachery of Sounds
  • 2. The Wheel
  • 3. Personal Values
  • 4. Mindful
  • 5. La Follia Italiana
  • 6. Decalcomania
  • 7. Il Piccolo Principe
  • 8. Time Transfixed
  • 9. Reasonance
  • 10. The False Mirror
  • 11. Giulio Libano
  • 12. Background Noise (So What?)