Finisterre<small></small>
World − Etnica − folk

Lou Tapage

Finisterre

2013 - LT Records / Audioglobe
08/01/2014 - di
Noblesse oblige: hanno tradotto in occitano la Storia di un impiegato di Fabrizio De Andrè, basta per guadagnarsi fama di combact-band? Prudenza, ragazzi, che i Lou Tapage (in occitano sta per rumore, frastuono) sono il gruppo meno etichettabile di questo mondo. In premessa andrebbe anche detto che come musicisti sono di tutto rispetto e sanno come farsi rispettare (altro che frastuono!). La polpa succosa dei loro dischi ondeggia qua e là tra le righe, nell’inciso, nei riempitivi danzanti, negli interludi strumentali dei e tra i pezzi. Nei violini spiritici e coinvolgenti di Chiara Cesano, per esempio. Nei riff di chitarre acustiche e elettriche (come a dire passato e futuro, tradizione e modernità) di Sergio Pozzi e Dario Littera. Nel flauto trasognato e nelle cornamuse a briglia sciolta di Marco Barbero, in tutto il resto che suona, insomma, come crossover di influenze e suggestioni etno-rock-folk (basso di Nicolò Cavallo e batteria di Daniele Caraglio compresi). 

Suona, non a caso, anche la loro lingua, una gamba qua e un`altra là, divisa tra occitano, catalano, provenzale, francese, e - in questo Finisterre -, per la prima volta, anche italiano, toh. Il loro album numero cinque è l`album, come si dice della raggiunta maturità, ma è giocoforza pure quello della ri-partenza, della scommessa di chi non si crogiuola tra gli allori: un riepilogo di luoghi e climi frequentati a menadito, e al tempo stesso un giro di boa che pone la band davanti alle colonne d’ercole dell’inesplorato. Come sintetizza Dario Littera: “Finisterre geograficamente parlando è l’ultima tappa del cammino di Santiago e segnava nell’antichità la fine delle terre emerse. Il nostro nuovo disco parla di viaggi e guarda l’orizzonte, per scorgere nuove mete da raggiungere: non a caso pur ponendosi in continuità con le nostre produzioni precedenti, compie allo stesso tempo una sensibile rivoluzione”. 

Appunto: dodici tracce come approdi provvisori di una rotta in progress, verso l’inizio e la fine della geografia-metafora del mondo, verso il non-luogo immaginifico, un altrove dove si smarginano i confini, crollano le paratie linguistiche (spesso anche all’interno di uno stesso brano), cambiano i paesaggi, le temperature, i passi, gli umori, la vita, i tempi, i paradigmi delle canzoni. C’è la soleggiata Avignone del festival degli artisti di strada, e c’è Marsiglia , teatro di una storia d’amore & livore dal sapore d’antan. C’è Nizza ricettacolo di varia ed eventuale umanità (Nice) e Notre Dame dove opera una donzella che sembra un’acqua cheta ma che forse non lo è (Rue de Notre Dame). Inoltre – giacchè i Lou Tapage non hanno perso il vizio (e nemmeno il coraggio) delle ri-letture “classiche” - si incrociano in scaletta anche Guglielmo IX, poeta trovatore e autore di Com la brancha de l’abelspi, e in La libertà un ritornello mutuato dal De andrè de I Carbonari (di Giorgio Calabrese e Armando Tovajoli per il film Nell`anno del Signore). 

 A questo punto può bastare, lo capite da voi che in Finisterre non ci si annoia affatto, tutt’altro: è un al album che affascina e traina, e pungola e trascina, e fa ballare e fa pensare. Come fa pensare L’uomo nero che affronta il tema di un altro viaggio - l’ultimo, il più misterioso, quello sconosciuto, che non vorremmo ma che ci tocca affrontare, prima o poi -, tra i passaggi più incisivi della track-list.

 

 

 

Track List

  • FINISTERRE
  • AVIGNON
  • MARSELHA
  • L`UOMO IN NERO
  • L`INCONNU DE LA LIMOISE
  • LIBERTÀ
  • IL NE REVIENDRA PAS
  • NICE
  • LA FREMA DEI BANCUN
  • RUE DE NOTRE DAME
  • MISTRAU-EXALOC
  • COM LA BRANCHA DE L`ALBESPI