Animal serenade<small></small>
− Americana

Lou Reed

Animal serenade

2004 - REPRISE RECORDS / WARNER
20/06/2004 - di
“Animal serenade” è il sesto live nella carriera di Lou Reed, il nono se si contano anche i tre con i Velvet Underground. Non tutti sono indispensabili come “1969 Velvet Underground live” e nemmeno necessari come “Rock’n’roll animal”.
Questo doppio, registrato a Los Angeles nel giugno 2003, non rientra in nessuna delle due categorie elette, ma prosegue con equilibrio sulla strada tracciata da “Perfect night”: mentre quel disco era testimonianza di una notte acustica, quindi per forza di cosa più minimale, questo coglie Lou Reed nella sua forma più completa e compiuta, in bilico tra il rock’n’roll e il teatro, tra l’avanguardia e la poesia.
“Animal serenade” si muove su linee di arrangiamenti essenziali, che Lou Reed sta seguendo da tempo, se non da sempre, ma che negli ultimi anni si sono fatte più dosate e ricercate. Molta della sua ragione d’esistere questo live la deve infatti al precedente “The raven”, opera che nella mente e nella discografia di Lou Reed ha significato la chiusura di un cerchio.
Qua gli arrangiamenti sono pensati e recitati, oltre che suonati, e lo spettacolo è tanto concerto quanto rappresentazione teatrale, come visto anche nelle date italiane dell’anno scorso: le prove più evidenti sono la presenza sul palco di un maestro cinese che esegue passi Tai chi e quella in scaletta di alcuni brani tratti appunto dal disco dedicato all’opera di Edgar Allan Poe.
Ma non solo quello: Lou Reed mira ad un’interpretazione drammatica, senza arrivare agli estremi del rock, senza liberare quel disordine creativo che ha spesso usato come una catarsi. Già la formazione lascia presagire risvolti inediti, priva di batteria e con una chitarra midi protagonista. Alla chitarra e al basso si aggiungono poi un violoncello e la voce bianca di Antony, della cui bellezza Lou Reed si è tanto invaghito da portarselo sempre dietro da “The raven” in poi.
Proprio il canto celeste di quest’ultimo segna più di una performance: ora carica di soul grave “How do you think it feels” e “The bed”, ora invece rende troppo celesti “Revien Cherie” e “Candy says”.
Come ben inquadrato nel titolo e nella foto di copertina, questo disco addomestica il rock’n’roll per farne un’arte adulta e riflessiva: da esperto animale da palco, Lou Reed comincia infatti accennando gli accordi di “Sweet Jane” per dimostrare come “si costruisce una carriera su tre accordi”, ma poi svolge le canzoni come fossero piece teatrali. Ogni brano si nutre di un’essenzialità rigorosa, anche quando si dilunga come in “Ecstasy” e “Venus in Furs”. Il suono è sempre asciutto e diretto: non perde un colpo quando si appoggia sull’impatto di “Dirty Blvd.” e “Heroin”, né risulta fine a se stesso negli atti più teatrali.
“Animal serenade” rappresenta quello che Lou Reed è oggi: un animale nella sua forma più evoluta e sensibile.

Track List

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