Ogni sera<small></small>
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Lino Straulino

Ogni sera

2018 - NOTA-block nota BNCD 463
06/09/2019 - di
Mi riempie di orgoglio, essere friulano parlare friulano pensare friulano, ricordando i tempi delle mie scuole elementari, quando all’entrata in classe era rigoroso abbandonare la “mari lenghe” (lingua madre), per adottare l’italiano, la lingua nazionale, indispensabile, secondo l’idea comune al tempo, per comunicare con Lino Straulino ho ritrovato quel mondo mai dimenticato. Ho condiviso con lui viaggi, concerti, bevute, con lui ho cantato, tentando improbabili controcanti, ma sempre con lo spirito dello “stare insieme”. Questo suo disco, non chiedetemi il numero cronologico di pubblicazione, che porta il sottotitolo, Lino Straulino al cjante Leonardo Zanier, e l’ennesima valore della bravura del cantautore di Sutrio, e in più dimostra la sua completa adesione al friulano e alle “nostre” tematiche, qui più vicine alle montagne.

Leonardo Zanier, Leo per gli amici, era una figura poliedrica di poeta narratore della Carnia. Nativo di Maranzanis (Comeglians), emigrante in diversi paesi, è sempre rimasto carnico nel cuore e nei sentimenti. E nel friulano carnico ha pensato e scritto le sue più belle poesie, terrene e crude, magnifiche e universali nei temi trattati, da farlo diventare una delle figure chiave del folk revival friulano (e molti gruppi friulani di quel genere si sono cimentati, musicandole, in sue poesie, vedi Canzoniere Popolare d’Aiello, Canzoniere Friulano e Povolar Ensemble, fra gli altri, con ottimi risultati).Lino Straulino, scopre Zanier, grazie a una splendida rivisitazione di “Licof”, che compare sul mitico primo lavoro del cantautore, “Spin” dei primi anni ’90. Il feeling è immediato, e si percepisce. I due, che si stimano a distanza e in più di qualche occasione si trovano ad esibirsi insieme, si ritrovano per una triste ricorrenza, la morte di Leo, avvenuta in Svizzera nel 2017.

Non so se l’idea sia stata di Valter Colle, o di Lino, fatto sta che questo disco è uno splendido omaggio alle opere di Zanier e, vi assicuro avendo visto lo spettacolo omonimo dal vivo, il risultato è poesia musicale di livello. Ascoltate per favore “Confins”, e vi troverete subito immersi nel mondo di Leo, un mondo dove l’emigrazione è vissuta come condizione di vita, diversa ma non lontana. Il lento, quasi blues, adattamento di Straulino, è perfetto!. “La luna” è una serenata atipica al nostro satellite e ricorda che “la luna è giorno / per civette, nottole e gatti / la luna sveglia il sangue il seme e i matti”.”Cantirs” e “A Franco”, sono due momenti interiori diversi: nel primo, i ricordi di cantieri di vecchie case in costruzione o sistemazione, spingono l’autore a riflessioni, mentre il secondo è un omaggio un po’ haiku a un amico svizzero scomparso.

Nelle note sommesse rock di “Tar bosc fis”(In un bosco fisso), si raccontano le impressioni dell’attraversamento di un bosco fitto, che provoca le più disparate sensazioni. Tutto il fatalismo montanaro carnico, affiora in “Ma la int nas distes”(Lo stesso si nasce), brano cantato ed eseguito con eleganza da Straulino. Altro notevole esempio di haiku, è la crepuscolare “Ogni sera”, cantata in toni quasi dimessi da Lino.”Speranza” è un brano che ricorda che “….anche le vostre lacrime/sono sudore/sudore del cuore/sudore di ogni giorno/perché il vostro cuore/è un muscolo stanco/in un corpo stanco/che non può scegliere//…qui/ la speranza/l’han rodotta in lacrime/da secoli”. Nell’antimilitarista “Da ogni famea”(Da ogni famiglia), c’è tutta la rabbia antica delle famiglie montanare, che dovevano sacrificare i propri figli in guerra per una Patria lontana e in “Las monts”(Le montagne) le vecchie millenarie montagne carniche diventano spettatrici/osservatrici mute di eventi negativi. ”Amors legris”(Amori allegri), è il mio brano preferito, per la commistione ideale fra testo e musica e la citazione haiku, forma di poesia giapponese al quale Zanier fa spesso riferimento, “cence sunsur, si sijerin i scurs” (senza rumore, si chiudono le persiane), mi piace per la sua condizione extratemporale. Un brano magnifico, nella sua serena semplicità. Anche “In tuna not como chesta”(In una notte come questa), bel quadretto sonoro, si descrive, con dovizia di particolari, il piacere di trovarsi libero a godere il piacere di una notte per le strade di un paese.

Curiosa, “Miei la poura che l’ingos”(Meglio la paura che il panico), una ballata fondata su tanti luoghi comuni e modi di dire friulani, quanto la finale “E la femina impis ch’a lu cjala” (E la donna in piedi lo guarda), bella nello svolgimento, ove l’autore si sofferma a guardare e riflettere gli atteggiamenti di una donna nel momento della separazione dal suo amato.Che dire di questo lavoro? Sicuramente uno dei migliori, pubblicati dalla Nota Dischi, per la regione Friuli Venezia Giulia.

Il cd si avvale di una bella presentazione di Valter Colle su Leonardo Zanier, della presentazione di utti i testi in friulano e italiano. Il gruppo che suona, ha nel suo organico, Lino Straulino, voce e anima del disco, chitarra, piano / Toni Longheu, mitico chitarrista elettrico dell’area udinese / Davide Schiacciano al liron (contrabbasso popolare) / Ermes Momi Ghiradini, percussioni e batteria /Alessio Benedetti, percussioni / Elisa Ulian, fisarmonica. Le registrazioni sono state effettuate allo Studio AVF di Nimis (Udine), di proprietà di Checco Pomelli, uno degli ultimi studi discografici analogici del Friuli. E si sente! Un “bravo” a Lino e a tutta la compagnia!

Track List

  • Cunfins
  • La luna
  • Cantîrs
  • A Franco
  • Tar un bosc fis
  • Ma la int nas distes
  • Ogni sera
  • Sperança
  • Da ogni famea
  • Las monts
  • Amôrs lêgris
  • In tuna not como chesta
  • Miei la poura che l’ingos
  • E la femina impîs ch’a lu cjala