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Rock Internazionale

Leonard Cohen

Dear heather

2004 - Columbia
11/11/2004 - di
Possiamo parlare male di Leonard Cohen? No, non possiamo farlo. Nessuno può mettere in discussione il suo patrimonio artistico, la quantità di canzoni che il poeta canadese ha scritto in quasi quarant’anni di carriera, ponendo delle pietre fondamentali per la costruzione della storia del rock.
Possiamo parlare male dell’ultima opera di un uomo settantenne che per pubblicarla ha deciso di interrompere l’ennesimo esilio? Purtroppo sì. Se pensiamo che la carriera letteraria di Cohen era iniziata con la pubblicazione di poesie e romanzi, tra cui l’ottimo “The Beautiful Losers”, prima di esordire nel mondo discografico con l’epocale “Songs of Leonard Cohen”, ascoltando le canzoni di questo nuovo lavoro verrebbe da pensare che sarebbe stato meglio tornare al primo e mai sopito amore.
Può sembrare un concetto estremo, ma per quanto Cohen abbia quasi sempre composto brani scarni, guidati dalla sua splendida voce, in questo caso ci troviamo ad affrontare un disco che ha il sapore di un sommesso reading: quello di un uomo che si trova inevitabilmente a guardare il suo passato, omaggiando i poeti conterranei come il suo mentore Irvin Layton o ripensando agli amori perduti con la mestezza della fiamma spenta.
Questa volta non abbiamo dovuto aspettare un paio di lustri: le dodici nuove canzoni arrivano dopo solo tre anni e le rinnovate collaborazioni con le vocalist di colore Sharon Robinson e Anjani Thomas non si limitano a qualche inserto, ai cori, ad apparire in copertina come in “Ten New Songs”, ma diventano parte integrante, forse ridondante, di un progetto che lascia sempre meno spazio alla forma canzone.
Se in “Go No More A-Roving” ci sono ancora sprazzi di melodie cristalline e se “The Letters” sembra appartenere a ben altri capolavori, già in “Undertow”, Cohen si limita a soffiare con distacco qualche strofa nel microfono, mentre Anjani Thomas conduce senza ferire l’intero brano. E poi? Poi Cohen ci canta, meglio, ci parla dell’11 settembre, spiegandoci con la sua filosofia essenziale e civile, forse ovvia, che alla pazzia non si può rispondere con la pazzia; ci legge, anche lui a letto, un testo del poeta Frank Scott; chiede a Heather, nella title track, di camminare ancora al suo fianco con un drink in mano e le sue gambe bianche per il trascorso inverno. Fine della canzone.
Non del disco che prosegue omaggiando Carl Anderson - attore e cantante scomparso proprio quest’anno, già interprete di Giuda nel celebre musical “Jesus Christ Superstar” - con “Nightingale”, interpretata ancora dalla tiepida voce della Thomas. E a dar ragione alla premessa di questa recensione, Cohen, per non dimenticare nessuno in “To A Teacher” estrae un testo di “The Spice-Box Of Earth”, raccolta di sue poesie edita nel 1961 e, leggendolo con stanchezza crepuscolare, lo dedica ad A.M. Klein.
Insomma Leonard Cohen è ancora un grande scrittore, ma per ricordarci che una volta aveva anche voglia di cantare, prima di abbandonare la nave, mette in mare la “Tennessee Waltz” live. Una scialuppa di salvataggio del 1985 con la quale proviamo a tornare almeno dalle parti di “Field Commander Cohen”.

Track List

  • Go No More A-Roving|
  • Because Of|
  • The Letters|
  • Undertow|
  • Morning Glory|
  • On That Day|
  • Villanelle For Our Time|
  • There For You|
  • Dear Heather|
  • Nightingale|
  • To A Teacher|
  • The Faith|
  • Live track: Tennessee Waltz

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