Falange canibal<small></small>
− Word Music, Funk, Sperimentale

Lenine

Falange canibal

2002 - BMG
31/05/2002 - di
Quasi del tutto sconosciuto nel nostro paese, Lenine potrebbe essere presentato come la nuova promessa del rock brasiliano. Invece questo ragazzotto pernambucano, un po’ capellone e un po’ occhialuto, vanta già una carriera da veterano: ha registrato, tra gli altri, con Dionne Warwick, Gilberto Gil, Sergio Mendes e “Falange canibal” è il suo quinto album, considerando anche i lavori condivisi con Lula Queiroga e con Marcos Suzano.
Chi ha avuto la fortuna di vederlo in concerto lo scorso anno, a supporto di Ani Di Franco, sa quanto Lenine riesca a spaziare all’interno della tradizione brasiliana e del rock: bossa, tropicalismo e saudade si fondono con slanci funk, battiti hip hop, sferzate rock e atmosfere colte da canzone europea. Sulla carta un tale crogiolo sarebbe impossibile, ma la musica di Lenine è portatrice di una vitalità estrema che permette qualunque slancio. Già il precedente “Na pressao” aveva incantato con una miscela di rock trattenuti, fatti defluire tra l’elettronica e correnti etniche, sul cui fondo erano adagiate la grazia dei maestri brasiliani e la sobrietà del De Andrè di “Anime salve”.
Ora Lenine dirige la sua discesa verso il mare con aumentata convinzione e con un suono più corposo, sempre basato sullo sciacquio di viole e violini e sulle ondate improvvise di un chitarrismo sincopato alla Ani DiFranco. Proprio la cantautrice di Buffalo compare come ospite in “Umbigo” e lascia un segno indelebile: il suo intervento vocale è talmente sfrontato e sensuale da sfiorare il rap e da sospingere ancora di più il pezzo che oscilla tra dub e funk. Ma Lenine è capace anche di momenti di grande emotività come “Nem o sol” e “Quadro-negro”, autentici gioiellini in cui emerge tutta la sua sensibilità classica da cantautore raffinato.
Questo disco si candida a prendere, nel nostro lettore e nella nostra estate, quel posto che l’anno scorso era stato occupato da Moreno Veloso. Che citi un riff a la Beck, che crei un arrangiamento con un oboe, che stenda un tappeto noise su cui poggiare le note del piano, che lasci spazio ad una tromba nel bel mezzo di un jazz/funk o che liberi tutta la coralità e la ritmicità del suo essere brasiliano, Lenine mette in atto un rinnovamento della saudade e della tradizione sudamaericana.
Il titolo stesso del disco conferma questa estensione: “Falange canibal” è il nome del palco su cui giovani artisti ai loro esordi si ritrovavano per esibizioni di poesia, teatro e musica. Lenine dimostra di aver masticato e assimilato quel concetto di arte aperta. Nutritissima infatti la schiera degli strumenti suonati come quella degli amici e degli ospiti, tra i quali compaiono i redivivi Living Color.
Anche “O silencio das estrelas”, sigla della telenovela “O clone”, conferma la capacità nel coniugare l’immediatezza popolare con un approccio assai colto. Certo, invece che in una soap opera, lo spessore delle sue canzoni meriterebbe di trovar posto in un film di Almodovar, come già è stato per Caetano Veloso.


Discografia:

Baque Solto 1983, Polygram (with Lula Queiroga)
Olho de peixe 1993, Velas (with Marcos Suzano)
O Dia Em Que Faremos Contato 1997, BMG
Na pressão 1999, BMG
Falange cannibal 2002, BMG

Track List

  • ECOS DO AO|
  • SONHEI|
  • UMBIGO|
  • LAVADEIRA DO RIO|
  • ENCANTAMENTO|
  • NEM O SOL, NEM A LUA, NEM EU|
  • CARIBANTU|
  • QUADRO-NEGRO|
  • O SILENCIO DAS ESTRELAS|
  • NO PANO DA JANGADA|
  • ROSEBUD (O VERBOE A VERBA)|
  • O HOMEM DOS OLHOS DE RAIO X