La Città  di Notte<small></small>
Jazz Blues Black • Blues

La Città  di Notte La Città  di Notte

2020 - Solid Music/Talk About Records & Goodfellas

31/12/2020 di Laura Bianchi

#La Città  di Notte#Jazz Blues Black#Blues

Blues in salsa sarda: Diego Pani alla voce e armonica, Andrea Schirru al piano, Edoardo Meledina al Contrabbasso e Frank Stara alla batteria sono La città di notte, e presentano, fra omaggi a Fred Buscaglione e ricordi di Paolo Conte, il loro album omonimo, che indaga atmosfere notturne, appunto, ma soprattutto tempi che evocano lo swing degli anni Cinquanta.

Entriamo in questo strano night club, in cui si può ancora fumare, i camerieri vestono piastrone e frac, gli avventori hanno i capelli impomatati di brillantina e le signore esibiscono tubini neri aderenti alla Audrey Hepburn e un sorriso assassino, come in Cosa ne hai fatto di me; ci troviamo davanti una band con la giacca nera e l'aria apparentemente distratta, mentre ciascuno dei componenti osserva attento il mondo notturno attorno, con ironia, acutezza e un pizzico di rimpianto.

La bravura dei quattro sta tutta in questa magia, che essi sanno ricreare, sospesa fra un interno notte dalle tinte esplosive (si ascolti Buscaglione per credere), e un esterno più intimista e meditativo, da fine serata, come in St. John's, o in Solo, che evoca il migliore Sergio Caputo, un altro esperto cultore delle atmosfere swing e jazz, ma anche dell'inevitabile nostalgia che esse comportano.

Il brano che dà il titolo non solo all'album, ma anche al gruppo, è un'efficace sintesi dell'idea dell'arte, e forse anche della vita, che i musicisti possiedono; una Cagliari notturna e sospesa, vista dai finestrini di un'auto, che diventa una New York dell'anima, in cui le solitudini sparse prendono forma, e nel buio che mi inghiotte trovo la mia oscurità.

Ma non ci sono solo parole intense, fra le righe del pentagramma de La città di notte; ci sono suoni accurati, arrangiamenti ricchi ed evocativi, rapidi tocchi del piano di Schirru, mentre la linea ritmica di contrabbasso e batteria sottolineano sia i momenti più travolgenti, come in Vecchio Amico, sia quelli più à la Waits, come lo splendido brano che chiude il lavoro, un Gospel della fine del mondo, dal crescendo emozionante e che comunica forza e positività, nonostante tutto.

E sappiamo tutti quanto ne abbiamo bisogno...

Track List

  • Il giorno in cui morirò
  • Cosa ne hai fatto di me
  • St. John
  • Una lettera
  • Vecchio amico
  • Solo
  • Buscaglione
  • Belzeù
  • La Città di notte
  • 190-26
  • Gospel della fine del mondo