I GO BY FEEL<small></small>
Jazz Blues Black − Blues

Kai Strauss

I GO BY FEEL

2015 - CONTINENTAL BLUE HEAVEN/IRD
23/06/2016 - di
Kai Strauss si canta il suo blues, ma soprattutto se la suona. Una chitarra di ottima levatura la sua e I Go By Feel ne conferma la statura confezionando un ottimo disco. Questo lavoro segue a stretto giro il convincente Electric Blues del 2014, lavoro realizzato con la partecipazione di tanti tra cui Sugar Ray Norcia all’armonica. Da questo punto di vista la formula non cambia e anche I Go By Feel si avvale di una medesima, nutrita coorte di contributi. Le ospitate in questo caso sono più precise, autorevoli in rappresentanza della variegata blues scene americana.

C’è Mike Wheelers, Chicago, apprezzato band leader e chitarrista, Tommie Harries, Alabama, ex batterista di Luther Allison, qui in veste di vocalizer, Tony Vega, Huston Texas, alla slide, Sax Gordon, Boston, al sax tenore. Personaggi che assumono quasi il valore di un riconoscimento al valore di Kai Strauss, la compiuta transizione nell’alveo della comunità blues internazionale.

I Go By Feel, gli vale la palma di miglior band tedesca di blues ma ridurre Kai Strauss alla sola dimensione europea sarebbe sminuirne la parabola artistica. Il lavoro invece pare il degno coronamento di una lunga fase d’impegno, confidenza, scrittura, maneggìo del miglior electric blues. I Go by feel si presta a più di una traduzione. “Io vado, con sentimento”, ma anche “Io vado a intuito”. La condizione di chi sente, ma anche conosce, ormai a occhi chiusi, la strada del blues avendola percorsa back and forth, avanti e indietro.

Suonare anni con i Bluescasters di Memo Gonzales, bravo armonicista di grana grossa, di maglia larga e sudata, non sono stati uno scherzo, né sono accaduti a caso. Esprimersi nel progetto crossover della Kai Strauss Band imbarcando Jeffrey Amankwa, bella voce afro di Wuppertal, hanno contribuito non poco a forgiare il suo virtuosismo accreditandolo presso la scena americana senza alcun senso d’inferiorità.

I Go By Feel mostra come anche essere tedesco non sia un limite per suonare del buon blues a patto che ne intendi penetrare il linguaggio con qualcosa di tuo. Come il personaggio del film di Michael Schorr (1) l’aspirazione al blues può essere complessa se sei nato nel lander Reno-Westfalia, ma anche la teutonic kultur può aiutare per andare in paradiso. Se fai buone opere in terra lo spirito protestante non garantisce le chiavi però, nel dubbio, dice realizzale e I Go By Feel è una buona opera. Se Kai Strauss si guadagnerà il paradiso è presto per dirlo.

Quello che appare certo è che non siamo di fronte a un chitarrista da ammasso. Rifugge da un pedal board da carneadi, il suono è asciutto, spigoloso, robusto, preciso, ricco, complice, implorante di piano, ance e ottoni. L’uomo nel mostrarsi sobrio senza anelli, cappelli, tatoos, affida la sua immagine a un ordinato german look; capigliatura ben curata, camicia, scarpa, pantalone, scuri, una giacca di pelle tre-quarti. Il perfetto night gambler pulito con gli assi del mazzo nella manica. Kai Strauss tuttavia dal vivo non disdegna la migliore giocosità chitarristica, i colpi di teatro come quello di suonare avvolgendo la tastiera con un foulard, nascondere la chitarra dietro la schiena o rivoltarla sulla testa. Cose che faceva Charlie Patton prima, Chuk Berry dopo, Buddy Guy at the moment. Suona per sé ma anche per qualcuno non solo davanti a qualcuno.

I suoi punti di riferimento sono molteplici, affondano nella golden age del Blues, la mediazione british invasion per quanto presente francamente pare adombrata da un filiale, spigliato sguardo ai maestri primigeni, a Elmore James, allo stesso Buddy Guy, a Luther Allison, e poi a Steve Ray, Jimmy Vaughan, Robert Cray, ma anche agli actual players come Laurie Bell, Jimmy Burns.

A Fool Way Too Long apre I Got By Feel. Mamma mia quanto è convincente, ma anche quanto è Damn Right I’ve Got the Blues in Buddy Guy style. Drinkin’ Woman è uno shuffle a manetta sul quale Tony Vega scivola e lubrifica. Luther’s blues, come anche Soul Fixin’ Man, sono pregevoli tributi alla sapienza familiare di Arthur e Luther Allison. Un onere distribuito con gusto, sulle spalle di Tommie Harries. Si affida a Mike Wheeler la voce per la bellisssima Gotta Wake Up di Fenton Robinson. Del duch companion Boyd Small, talentuoso batterista, cantante, polistrumentista, già presente in Electric Blues, annovera Knockin’ On your Door e Midnight Shift.

La versatilità, la curiosità di Kai Strauss lo porta anche a incorniciare un hit del dimenticato Johnny Thompson, Money is the Name of the Game, affidandolo ancora alla voce e alle sei corde di Mike Wheeler. I Take Time e I’m Leaving You sono episodi minori ma non scende di una virgola il portamento carismatico di Kai Strauss. Averne. Per chiudere, in bellezza, Early in The Morning, generosa bonus live track. Una scelta riempitiva ma anche controtendenza operata tra i due storici Williamson, gli harpblower Johnny Lee e Sonny Boy. Una predilezione assegnata al primo nell’illusorio tentativo di riequilibrare il peso di un’omonimia in perenne agitazione.

Weiter geht Intuition Kai Strauss! Ti si aspetta per una prossima prova di valore.

(1) Schultze vuole suonare il blues (Schultze Gets the Blues) è un film del 2003 diretto da Michael Shorr. Narra la storia di un operaio tedesco con la passione per la fisarmonica che rimane estasiato dall’ascolto alla radio di un brano cajun. Da quel momento e arrivato al momento della pensione ha un solo desiderio; raggiungere la Lousiana, suonare e abbandonarsi a quella musica.

Track List

  • A Fool Way Too Long
  • Drinkin’ Woman
  • Luther’s Blues
  • Gotta Wake Up
  • Knockin’ On Your Door
  • Back and Forth
  • Midnight Shift
  • Soul Fixin’ Man
  • Ain’t Gonna ramble No More
  • Money Is The name Of The Game
  • I Take My Time
  • I’m Leaving You
  • Bonus Live Track:
  • Early in The Morning