The Winter Journey <small></small>
Rock Internazionale − Pop

Julitha Ryan

The Winter Journey

2017 - Atelier Sonique
17/02/2017 - di
The Winter Journey è il secondo lavoro, a distanza di cinque anni dal precedente The Lucky Girl, per Julitha Ryan, cantante, musicista e performer di Melbourne, Australia, che ha alle spalle un lungo elenco di attività, quattro dischi con il trio strumentale Silver Ray, e collaborazioni con Nick Cave and the Bad Seeds durante il loro tour in UK e con Hugo Race nei progetti Fatalist e True Spirit, collaborazioni che unitamente ad altri grandi artisti come  Bjork Anthony hanno decisamente influenzato lo stile di Julitha Ryan.

Il disco è stato inciso a Milano con una band formata da musicisti italiani che l’hanno accompagnata nel suo precedente tour in Italia ed Australia, e che comprende Pier Adduce chitarra e slide, Henry Hugo chitarre , mandolino e steel guitar, Massimiliano Gallo al violino, Enrico Berton alla batteria e Giovanni Calella, che è anche il produttore, alle chitarre, basso, organo e synth, mentre lei stessa, oltre cantare, suona piano, Hammond, tastiere, clarinetto, violoncello, corno, e cura tutti gli arrangiamenti vocali.   

Otto  canzoni, di cui sette da lei composte, con la sua voce, il  piano e le tastiere  in grande evidenza, come pure i grandi cori presenti in diversi brani,  per un suono denso, corposo, maestoso, sinfonico,  in alcuni tratti decisamente “lussureggiante”, con continui sali-scendi e cambi di direzione che ti lasciano sempre piacevolmente sorpreso, una ricca miscela di suoni che ti avvolgono e che sembrano a volte cose già sentite, ma poi ti stupiscono con invenzioni e soluzioni musicali che non ti aspetti tra schizzi di chitarre elettriche, pedal steel, imponenti cori, synth e tastiere “dolci”, archi e ottoni vari.   

Splendido il brano che apre il disco, Bonfire, che è anche il primo singolo, una imponente e sinuosa ballata  venata di delizioso, leggero, ma mai banale, pop mentre la successiva Like a jail è decisamente più dura e tosta, una sorta di punk-elettronico. In Woman walks her cat, unico brano del disco non composto da Julitha, affiorano profumi blues e psichedelici in atmosfere eteree ed oniriche. 

C’è anche un brano quasi strumentale, visto la presenza di cori in sottofondo, Memento, lento, di stampo cinematografico, con atmosfere decisamente inquietanti, e sono da segnalare Zeehan, con il suo deciso incedere e che si  chiude con un maestoso, sognante ed epico finale, e Big brass bell con un inizio quasi prog per poi deliziarci con ritmi pop, mentre il lavoro si conclude con la lunga, oltre dieci minuti, There is no turning back, sinfonica, ricca di soul, imponente, un lungo percorso musicale in crescendo, ondeggiante, un po’ il summa di tutto il lavoro.

 Julitha Ryan ha grande talento ed ha confezionato un disco moderno, lei parla anche di “Milano grooves” , senza cali di tensione, un  brillante caleidoscopio musicale, che lascia il segno per il riuscito mix tra l’accostamento di due mondi paralleli, il classico songwriter e il folk da camera con elettronica, psichedelica, punk, con  forti influenze  pop, creando un lavoro che è in grado di sviluppare, pur con le influenze sopra citate, una propria via autonoma, originale  e personale nel fare musica.

Sarà interessante vederla  nel suo prossimo tour in Italia, una decina di date durante il mese di marzo, per ascoltare dal vivo le atmosfere  e il “wall of sound” che è presente nei brani che compongono questo suo nuovo interessante  lavoro.

Track List

  • Bonfire
  • Like a Jail
  • Woman walks her cat
  • Memento
  • Something’s gotta give
  • Zeehan
  • Big Brass Bell
  • There is no turning back