Hopeland<small></small>
Jazz Blues Black − Blues

Johnny Sansone

Hopeland

2018 - Short Stack Records
18/04/2019 - di
Quando feci spazio nei miei ascolti a una figura come quella di Johnny Sansone correva l`anno 2005... I musicisti di Tab Benoit si fecero ambasciatori dei volontari di Voice of the Wetlands, per sensibilizzare il Paese sul fenomeno dell`erosione delle zone umide della Costa del Golfo. L`obiettivo era quello di portare attenzione ai problemi che le terre della Louisiana stavano affrontando. La musica di VOW è (perché il festival esiste ancora) ciò che ci si può aspettare in una manifestazione Jazz o Blues di New Orleans e tra gli artisti compaiono i nomi più importanti del panorama musicale di quei territori: oltre a Tab Benoit, partecipano al progetto il Dr John, Cyril Neville, Anders Osborne, Waylon Thibodeaux, George Porter Jr. e il grande capo Monk Boudreaux. Poco dopo arrivò Katrina… quasi profeticamente il sistema di argini si rivelò catastroficamente inutile e portò via non solo vite umane, alloggi e lavoro, ma un pezzo di anima ad ognuno degli abitanti di quelle zone. Johnny Sansone fu tra quelli che dovettero abbandonare la propria casa. L’episodio lasciò indubbiamente grosse cicatrici e lo condusse a maturare in direzione di un songwriting più incisivo. Oltre alle sue abilità strumentali, ciò che distingue Sansone dall`attuale parco di armonicisti contemporanei sono infatti le qualità delle sue composizioni originali, soprattutto dal 2007 ad oggi (non a caso l’album che vide la luce in quell’anno era intitolato Poor Man`s Paradise).
Indagando nel suo passato arrivai a Crescent City Moon (1997), che amalgamava favolosamente blues, country, cajun e zydeco. Da lì un percorso in crescendo, senza esibizionismi, quasi in sordina, tant`e` che i suoi dischi sono difficili da reperire per la piccola etichetta non distribuita. Nell`ultimo lavoro vediamo Jumpin’ Johnny e l’ormai collaudato compagno di viaggio Anders Osborne unirsi al boogie delle colline, in veste di Luther, slide e basso, e Cody Dickinson alla batteria. 
La voce robusta di Sansone si adatta agevolmente all`implacabile groove condotto dai fratelli Dickinson e le due chitarre di Anders e Luther compiono un gran lavoro: Osborne pensa alle armonie, agli ornamenti delle canzoni, mentre Dickinson gironzola e fila via sulle linee melodiche con taglienti slide e densi ritmi.

Il risultato è un sound denso, intriso di risonanze blues, dalle armonie classiche di Chicago, alle vibrazioni di Memphis e New Orleans, che combinano  l`esplosione di Derelict  Junction in apertura, in cui la voce energica di Sansone si innesta su un’armonica grassa e rumorosa, col drive chitarristico di Plywood Floor, i marcati riff di Johnny Longshot (che richiamano Bye Bye Love degli Everly Brothers) con l’arrogante shuffle di One star Joint.

Le incursioni in territori più contemplativi arrivano sulla title track, una delicata ballata in mid-tempo, e sulle melodie rilassate di The Rescue a chiudere il disco, in cui la fisarmonica di Sansone fa da cornice a un paesaggio country alla Los Lobos, arpeggiato dalle chitarre e addolcito dalle note di John Cleary al pianoforte.

"Mi piace il riverbero naturale, quindi non uso pedali. Preparo due o tre piccoli amplificatori a valvole, li microfono su differenti canali del mixer. Poi aggiungo un microfono lontano, e mi metto a suonare."  Fatto sta che ciò che ne esce è un sound piacevolmente saturo, vissuto, pieno. Il percorso di Johnny Sansone dichiaratamente fuori dallo scenario commerciale, è ciò che lo rende un musicista unico e ancora interessante, perché solo chi possiede la volontà di mettersi sempre in gioco può continuare a crescere.

Track List

  • Derelict Junction
  • Delta Coating
  • Hopeland
  • Plywood Floor
  • Johnny Longshot
  • Can`t Get There From Here
  • One Star Joint
  • The Rescue