The Goddess - Music For The Ancient Of Days<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

John Zorn

The Goddess - Music For The Ancient Of Days

2010 - Tzadik
18/07/2011 - di
In quest’album, uno dei dodici usciti nel 2010 nel nostro per la sua Tzadik, Zorn, che in questo Music For The Ancient Of Days compone e dirige senza mai suonare, investiga la parte più mistica della sua anima con sette composizioni in cui celebra l’universo femminile nei miti, nel magico e nei riti attraverso i secoli.

L’album è una conseguenza diretta del lavoro compositivo fatto con l’ensemble Alhambra di cui abbiamo già avuto il piacere di ascoltare Alhambra Love Songs nel 2009 e In Search Of The Miraculous nel 2010. Al gruppo - formato da Rob Burger al piano, Kenny Wollesen al vibrafono, Trevor Dunn al basso e Ben Perowsky alla batteria – si aggiungono, in questa tornata, Marc Ribot alla chitarra e Carol Emanuel all’arpa. Il suono è tra i più abbordabili e gustosi del songbook zorniano: strutture vagamente Jazz con aperture, in alcuni momenti, quasi prog in veste ipnotico-minimalista. Gli esempi non debbono però preoccupare, il riferimento è assolutamente autarchico, basato sul proprio personale senso della composizione e del suono. Certo è assolutamente chiaro come la ricerca di Zorn, in questo momento e con questa formazione, sia volta verso un’idea di “bello” il più possibile riconoscibile da tutti. Questo a volte potrebbe appesantire l’ascolto ma sin quando i risultati rimangono di questo livello, non altissimo, ma assolutamente interessante, non mi pare ci possano essere problemi.

Le composizioni sono ricche di temi costruiti su arpeggi di piano supportati da vibrafono e arpa, oltre che da una coppia basso/batteria sempre leggera anche nei frequenti stacchi, che preludono ad intense aperture solistiche strumentali. Spesso in passato ho criticato, nel repertorio “leggero” di Zorn, l’uso troppo stereotipato di arpa e vibrafono ma, in questa prova, si è fortunatamente lontani da questi difetti.

Un album sicuramente consigliato anche se non ha al suo interno picchi compositivi altissimi, ma che ha una buona qualità diffusa omogenea e una gradevolezza che può dispiacere solo a chi ama esclusivamente lo Zorn più estremo.

Qualche mese fa ipotizzavo come questo suono potesse diventare il punto di partenza per un nuovo songbook zorniano. Il tempo confermerà questa ipotesi?

Track List

  • Enchantress
  • Ishtar
  • Heptameron
  • White Magick
  • Drawing Down the Moon
  • Beyond the Infinite
  • Ode to Delphi