It happened one night & it never happened at all<small></small>
− Americana

John Wesley Harding

It happened one night & it never happened at all

2004 - APPLESEED RECORDS
03/06/2005 - di
A vederlo in copertina e soprattutto nella foto sul retro del cd sembra un giovane Johnny Cash, un eroe dei tempi andati, portatore di un folk che è ancora testimone. In una parola, un folksinger.
Sono passati sedici anni, eppure sembrano molti di più, da quando John Wesley Harding esordì con “It happened one night”: quel disco è ora uscito in una Deluxe Reissue, che comprende anche un cd con le inedite tracce in studio di quello che avrebbe dovuto essere il primo vero album dell’artista. A pubblicarlo è la Appleseed Records, etichetta che la sa lunga in fatto di folk (basti pensare agli artisti che ha in casa, un nome su tutti: Pete Seeger), e per una volta i termini di ristampa e di deluxe non suonano come delle tronfie operazioni commerciali.
L’album si presenta come un “normale” doppio: a fare la sostanza è la musica, nella sua integrità. Un cd dal vivo e uno in studio.
Nel primo Wesley Stace, ribattezzatosi poi col titolo di un disco di Bob Dylan, si dimostra vero folksinger, coraggiosamente a metà strada tra l’America (Guthrie, Dylan, Springsteen) e l’Inghilterra (Billy Bragg, Tom Robinson), ma soprattutto capace di interpretazioni sue: a segnarle è un chitarrismo acustico che si svolge veloce e impaziente, ma anche sensibilmente romantico nell’approccio. John Wesley Harding sfodera tutte le armi del cantautore compresa un’ironia dissacrante.
Esemplari sono “July 13th 1985” che è una sferzante parodia del Live Aid, “Phil Ochs, Bob Dylan, Steve Goodman, David Blue & Me” che lancia uno sguardo sugli anni ’60 e “Bastard son”, che mette in scena le proprie origini (“Bob Dylan is my father / Joan Baez is my mother / and I’m their bastard son”).
Oltre a questi numeri ad effetto, ci sono “Night he took her to the fairground”, “Save a little room for me” e “Roy Orbison knows”, che collocano il disco di diritto accanto ai live acustici di Billy Bragg, Tom Robinson (“Living in a boom time”) e Graham Parker (“Live! Alone in America”).
Se poi quanti non conoscono questo cantautore, avessero bisogno di ulteriori conferme sulle sue capacità, c’è da far notare come il buon Wes non pretenda il silenzio del pubblico, ma smorzi il chiacchericcio guadagnandosi la totale attenzione e partecipazione dei presenti con la sola forza dei suoi pezzi.
Nel secondo disco le canzoni sono invece più sviluppate con un tiro ora country, ora rockabilly, ora soul, ora blues: quando Harding riesce a mettere a fuoco l’obiettivo, la qualità è eccellente ed azzecca un suono che è Roy Orbison, Bo Diddley, Steve Earle ed Elvis Costello. Con lui in studio ci sono musicisti d’eccezione e non si capisce perché il disco sia stato poi accantonato.
Bene comunque che torni disponibile ora, anche se forse si sarebbero potute omettere alcune tracce di prova, ma tutto vale a dimostrare la vitalità di un cantautore di cui proprio in questi giorni dovrebbero uscire un romanzo e un disco nuovo di zecca.

Track List

  • Cd doppio