Word & music<small></small>
Americana

John Mellencamp

Word & music

2004 - Island
07/02/2005 - di
Ignorato come prevedibile il primissimo periodo della sua carriera, il “piccolo bastardo” dell’Indiana raccoglie attraverso una quindicina di album il meglio della sua produzione. Scartati, come detto, i primi tre dischi - l’unico degli anni ’70 ad apparire è “John Cougar” dal quale viene estratta la sola “I Need a Lover” - nessun altro episodio della copiosa discografia ufficiale dell’ex coguaro è stato invece trascurato.
Se “Rough Harvest” del ’99 aveva attinto, senza certo esaurirlo, all’archivio di inediti e cover di Mellencamp, forse questo Greatest Hits, poteva essere una buona occasione per regalarne un altro assaggio. Nella Limited Edition di questa doppia raccolta, la più diffusa in commercio, è stato invece inserito un Dvd, con 4 video e un live, che poco aggiunge al significato di questa operazione.
Trentasette brani, equamente divisi in due cd, ognuno con un solo inedito, “Walk Tall” il primo, “Thank You” il secondo, che pur risentendo del buon sound degli episodi più recenti non fanno gridare al miracolo; diciamo piuttosto che due inediti aiutano a vendere e a rendere inevitabile l’acquisto da parte dei collezionisti.
Pur miscelate e non inserite in rigoroso ordine cronologico, le canzoni di “Word & Music”, grazie anche ad una perfetta rimasterizzazione, scorrono omogenee: davvero non si direbbe che tra “Pink Houses” del 1983 e “Peaceful World” del 2001, sono passati quasi vent’anni.
Pur rimanendo sempre sui livelli dell’eccellenza, colpa forse dei 37 brani (mica pochi!), alla fine l’omogeneità potrebbe risultare anche l’aspetto negativo di questo lavoro. Infatti, se da una parte Mellencamp si conferma artista di prima grandezza, dall’altra mette qualche accento su un suono che una volta focalizzato, diciamo da “Scarecrow” in poi, non ha più subito scossoni, fatta eccezione per qualche ritorno alle radici, in vece di un impegnato rock radiofonico che gli ha comunque regalato fama e successo.
Mellencamp, piaccia o no, ha dato comunque un contributo fondamentale alla storia del rock americano, ispirandosi con personalità alla black music e certamente non si può disconoscere l’onestà di fondo che ha sempre contraddistinto il suo percorso musicale.
La sua voce nera, le sue influenze R&B, alcuni dischi di gran spessore come “The Lomesome Jubilee”, ma non dimenticherei “Human Wheels”, ne fanno un testimone imprescindibile di un sound che ha sempre attinto, non tanto al rock stradaiolo del Boss, come spesso si è erroneamente scritto, quanto allo sporco blues del Mississippi.
Proprio in questo senso diventa imprescindibile quel “Trouble No More” di un paio d’anni fa, qui rappresentato dalla sola “Teardrops Will Fall” , spontaneo tributo alle sue radici folk nel quale i suoi testi “bastardi” non risparmiavano, ancora una volta, nessuno.
Il titolo di questo tributo non è infatti casuale: se la musica di Mellencamp può avere diverse sottili sfumature, le sue parole, usate spesso come un fucile (questo sì intelligente), colpiscono sempre con precisione chirurgica.
Per completare una carriera quasi trentennale, sarebbe ora lecito aspettarsi un live all’altezza, una casella ancora vuota che meritava di essere riempita prima di questo pur ottimo compendio alle registrazioni in studio di Mellencamp.

Track List

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