In session<small></small>
− Folk, Cantautore

John Martyn

In session

2006 - Universal Island
22/12/2006 - di
Dopo un periodo di appannamento dovuto alle menomazioni causate da una vita non facile, John Martyn ha trovato nuove energie: prima le ristampe dei suoi dischi migliori, poi una serie di date che quest’estate lo ha portato anche nel nostro paese e negli ultimi mesi del 2006 la pubblicazione di un cd e di un dvd registrati dal vivo negli studi della BBC.
“In session” raccoglie una serie di esibizioni andate in onda tra il 1973 e il 1978, ovvero il periodo migliore della carriera di questo songwriter. Trasmesse all’interno del Bob Harris Show e del programma di John Peel le performance si sono svolte a più riprese: le prime sei tracce risalgono al 1973, tra “Solid air” e “Inside out”, con Danny Thompson al basso nella seconda trance di sessions. Poi si passa al 1975, periodo “Sunday’s child”, per concludere con alcune take del 1977 e una del 1978. Giusto per chiarire che si tratta di un John Martyn all’apice della sua visione artistica, capace di sfruttare ogni esibizione come un’occasione di ricerca.
Si comincia con un paio di pezzi molto improvvisati: Martyn libera il canto facendo sua la lezione del moanin’ appreso ascoltando il blues e poi, tra delay e pedali, si inventa un suono onirico come all’epoca solo a Tim Buckley era riuscito.
Martyn sperimenta viaggiando sulla propria musica e già nelle tracce successive è evidente come a distanza di qualche mese abbia messo a fuoco il proprio stile: “May you never” e “Fine lines” sono grandi canzoni che gravitano attorno ad interpretazioni più “normali”, ma è in “Beverley/Make No Mistake”, con il bowed bass di Thompson, e in “Eibhli Ghail Chiuin Ni Chearbhail”, con le vibrazioni degli strumenti e della voce ad estendere un’aria celtica, che si intuisce come l’obiettivo sia una musica libera da generi, folk compreso.
Martyn infatti avvicina territori percorsi da John Coltrane e Pharaoh Sanders: la cosa stupefacente è che lo fa spesso da solo, sfruttando accordature aperte, un fingerpicking virtuoso, un Echoplex e qualche linea di wah-wah. Si crea così un suono che coglie e trascende lo spirito degli anni ’60 / ’70: le sue canzoni non sono scontate neanche quando seguono una vena romantica (“Discover The Lover”) e mirano a sfere superiori senza staccarsi da terra neanche quando salgono su un falsetto (“My Baby Girl”).
Nelle sessions per John Peel vengono riprese un’altra aria celtica e poi un traditional a prova di quanto Martyn non perdesse mai di vista le proprie radici.
“Over The Hill” e “One Day (Without You)” sono dei pezzi da novanta, quest’ultima con Martyn a chiamare in causa il bolgie con voce ubriaca, ma non sono da meno il medley di “Certain Surprise/Couldn’t Love You More” e la conclusiva “Small Hours”, otto minuti di sperimentazione su una drum machine tra riverberi, echi ambient e un canto elevato.
Purtroppo di questo disco hanno parlato in pochissimi ed è un peccato perché John Martyn dovrebbe essere ancora un esempio per molti cantautori acustici di oggi che qua avrebbero molto da imparare.

Track List

  • Devil Get My Woman|
  • Inside|
  • Beverley/Make No Mistake|
  • May You Never|
  • Fine Lines|
  • Eibhli Ghail Chiuin Ni Chearbhail|
  • One Day (Without You)|
  • Discover The Lover|
  • My Baby Girl|
  • The Message|
  • Spencer The Rover|
  • May You Never|
  • Certain Surprise/Couldn’t Love You More|
  • Over The Hill|
  • One Day (Without You)|
  • Small Hours