The Liar<small></small>
Americana • Songwriting

John Fullbright The Liar

2022 - Blue dirt Records / Goodfellas

05/11/2022 di Laura Bianchi

#John Fullbright#Americana#Songwriting

Otto anni sono un tempo considerevole, quando si tratta di music business: ma John Fullbright è artista puro, che pubblica un disco solo quando desidera, quando sa di regalare ai suoi fans un pugno di canzoni, con dentro emozioni. Il suo secondo lavoro, Songs, pubblicato nel 2014, è stato apprezzatissimo, e, dopo un disco simile, il passo falso era in agguato; ma il musicista dell'Oklahoma ha saputo come cesellare dodici pezzi importanti, ricchi di sfumature e cura, di sincerità e schiettezza, anche se il titolo potrebbe trarre in inganno: The Liar è infatti opera densa di verità, a volte scomode, altre urticanti, altre ancora dolcissime, e Fullbright passa da momenti di disperazione ad altri ricchi di ottimismo, talvolta perfino nella stessa canzone, come nel caso della splendida Stars.

Per il progetto, il cantautore ha scelto di mettere in secondo piano la formula piano e voce, per chiamare a raccolta gli amici musicisti di sempre, Jesse Aycock, Aaron Boehler, Paul Wilkes, Stephen Lee e Paddy Ryan, tutti membri di altre band, che mettono la loro competenza al servizio di un'idea vincente e comune: superare le barriere di alt country o folk, per raggiungere il cuore degli ascoltatori, in una sessione di registrazione compressa, veloce, di soli quattro giorni, ma che evidentemente raccoglie il frutto di lunghe discussioni e messa a fuoco delle idee.

Possiamo sentire lo stesso afflato in canzoni come la straordinaria title track, con chitarre, batteria e armonica che dialogano, in un rhythm and blues con arrangiamenti deliziosamente vintage, col pianoforte di Fullbright e con parole ironiche e lucide ("Se posso imparare a ingoiare l'orgoglio come ho imparato a ingoiare il vino / Farei molto meglio / Potrei camminare in linea retta"). L'alcol appare anche in  in Social Skills, divertente, ma anche lucida, critica al nostro mondo teso alla performance ("Quindi bevo questo gin e prendo queste pillole / solo perché non ho abilità sociali"...o ancora "Alcune persone soffrono di una paura del palcoscenico sociale / Come se il mondo fosse un cecchino con un riflettore luminoso" ). 

La voce di Fullbright si muove nel solco della tradizione, fra Wainwright e Billy Joel, quest'ultimo anche per alcune suggestioni pianistiche, ma sarebbe riduttivo richiamare solo i grandi maestri, poiché l'artista sa come sganciarsi dall'emulazione, per attingere a piene mani in una sensibilità originale, che non teme confronti. Si ascoltino, ad esempio, la piacevole Poster child, à la Waits, alcune ballads classiche con un sapiente uso della slide (Unlocked doors), l'intreccio fra un timbro simile a Jackson Browne e deliziosi background vocals (Lucky), o, infine, il bluesaccio Safe to sail, con un hammond che ci restituisce tutta la sensualità che Fullbright vuole comunicare, mentre, nel crescendo, ripete "I'm in love...".

Sono passati otto anni: ma valeva la pena aspettare, per trovarci di fronte un disco così completo.

 

Track List

  • Bearden 1645
  • Paranoid Heart
  • Stars
  • The Liar
  • Unlocked Doors
  • Where We Belong
  • Social Skills
  • Lucky
  • Blameless
  • Poster Child
  • Safe to Say
  • Gasoline